Il nuovo premier Péter Magyar: Se il Presidente non si dimette, lo faremo andare via

La nuova leadership politica dell’Ungheria sta già affrontando un dilemma costituzionale: come gestire il Presidente Tamás Sulyok, il cui mandato dura fino al 2029.
Péter Magyar vuole togliere di mezzo Tamás Sulyok
Dopo la recente vittoria elettorale, Péter Magyar, leader del Partito Tisza e Primo Ministro designato, ha chiesto apertamente al Presidente di dimettersi. Dopo un incontro a Palazzo Sándor, Magyar ha indicato che Sulyok ha dato una risposta cauta e un po’ ambigua, promettendo di prendere in considerazione gli argomenti.
Tuttavia, la nuova leadership politica punta chiaramente a cambiamenti istituzionali radicali, sostenendo che gli elettori hanno sostenuto non solo un cambio di governo, ma una trasformazione sistemica più ampia.

Un processo raro e complicato
Nonostante la forte volontà politica, la rimozione di un Presidente ungherese in carica è legalmente complessa. Dalla transizione democratica, nessun Presidente è mai stato formalmente destituito. Le precedenti dimissioni anticipate, come quelle di Pál Schmitt e Katalin Novák, erano dimissioni volontarie accettate dal Parlamento.
Secondo Telex, la Legge fondamentale dell’Ungheria stabilisce condizioni rigorose per la rimozione. Un Presidente può essere destituito solo se viola intenzionalmente la Costituzione, se infrange una legge in relazione alle sue funzioni o se commette un reato penale.
Anche per avviare tale processo è necessario il sostegno di un quinto dei parlamentari, mentre per avviarlo è necessaria una maggioranza parlamentare di due terzi. In particolare, la decisione finale non spetta al Parlamento, ma alla Corte Costituzionale.
Il ruolo decisivo della Corte Costituzionale
L’Alkotmánybíróság svolge un ruolo centrale come salvaguardia dello Stato di diritto. Una volta avviato il procedimento, il Presidente è sospeso dall’esercizio dei poteri, ma solo la Corte può infine rimuoverlo dall’incarico.
Questo crea un ostacolo significativo per la nuova maggioranza parlamentare, in quanto i membri della Corte sono stati in gran parte eletti durante i governi precedenti. Anche se Péter Magyar ha esortato i giudici costituzionali a dimettersi, non possono essere licenziati direttamente dal Parlamento.
Alcuni esperti legali suggeriscono che l’ampliamento dei membri della Corte attraverso emendamenti costituzionali potrebbe spostare il suo equilibrio. Tuttavia, una mossa del genere probabilmente scatenerebbe serie preoccupazioni sull’indipendenza giudiziaria e sulle norme democratiche.
Percorsi alternativi – e relativi rischi
Esistono altre vie legali, anche se ognuna di esse comporta delle complicazioni. I legislatori potrebbero tentare di emendare la Costituzione per semplificare le procedure di rimozione, ma la personalizzazione delle regole in funzione di un obiettivo politico specifico solleverebbe preoccupazioni relative allo stato di diritto.
Un’altra opzione è quella di dichiarare il Presidente temporaneamente incapace, consentendo alla leadership parlamentare di assumere le funzioni presidenziali. Tuttavia, le recenti modifiche legali hanno reso più rigido questo meccanismo, richiedendo l’approvazione della Corte Costituzionale e consentendo persino al Presidente di decidere se porre fine all’incapacità.
Nel caso in cui vi sia sfuggito: Péter Magyar segna una rottura simbolica con l’era Orbán, in quanto l’ufficio del Premier lascerà il monastero carmelitano sotto il futuro governo Tisza. Inoltre, Péter Magyar parla dei prezzi protetti del carburante: il governo Tisza li manterrà?
Posta in gioco politica e potenziale stallo
Anche senza bloccare completamente la legislazione, il Presidente conserva gli strumenti per rallentare la governance. Inviando le leggi per la revisione costituzionale o rinviandole per la riconsiderazione, il Capo di Stato può ritardare le riforme chiave di settimane o mesi.
Per il governo di Péter Magyar, questo potrebbe rappresentare un serio rischio politico. Gli elettori si aspettano un cambiamento rapido e un conflitto istituzionale prolungato può creare la percezione che le riforme promesse siano in fase di stallo.
Per il momento, Sulyok non ha manifestato pubblicamente l’intenzione di dimettersi, e con la sua intenzione di rimanere al potere, il nuovo governo potrebbe dirigersi verso una battaglia legale con il Presidente.

