La più antica società di intermediazione ungherese formula una previsione pessimistica sull’adozione dell’euro

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La più antica società di intermediazione ungherese ha smorzato le speranze di un’adozione anticipata dell’euro, avvertendo che la data più vicina e realistica per l’adesione alla moneta unica è il 2033.

L’ambizione del partito Tisza per il 2030 incontra lo scetticismo

A seguito della schiacciante vittoria elettorale, Péter Magyar e il partito Tisza hanno parlato della possibilità di introdurre l’euro forse anche prima del 2030, qualora il processo di convergenza procedesse senza intoppi. András Kármán, poco dopo la vittoria, ha suggerito che l’Ungheria potrebbe adottare l’euro prima del 2030, a condizione che i criteri di Maastricht fossero soddisfatti in modo adeguato. Ciononostante, diversi economisti hanno avvertito che l’adesione all’euro sarebbe stata più probabile solo diversi anni più tardi.

L’opinione pubblica sostiene l’euro, ma con alcune riserve

Un sondaggio Medián condotto a giugno ha rilevato che tre quarti degli ungheresi sono favorevoli all’adozione dell’euro, sebbene la maggior parte insista sulla necessità di una preparazione approfondita. Solo il 23 per cento rifiuta categoricamente la moneta, un gruppo composto in modo sproporzionato da persone più anziane, con un livello di istruzione inferiore e residenti in zone rurali. Il sostegno è nettamente diviso lungo le linee di partito: il 92% degli elettori di Tisza è favorevole all’euro, rispetto al solo 32% dei sostenitori di Fidesz, secondo quanto riportato da 24.hu.

Il partito Tisza ha condotto una campagna decisa a favore dell’adozione dell’euro, in contrasto con il Fidesz. Viktor Orbán, l’ex primo ministro, non ha mai escluso categoricamente l’euro, ma il suo programma economico si basava sul mantenimento del fiorino come valuta dell’Ungheria, consentendo al suo governo un’influenza decisiva sul tasso di cambio e sugli obiettivi politici correlati.

Equilor: l’euro in Ungheria non prima del 2033

L’Ungheria potrà introdurre l’euro non prima del 2033; secondo gli analisti di Equilor Investment Plc, il principale ostacolo all’ingresso nell’eurozona è rappresentato dal rispetto dei criteri di finanza pubblica. Péter Aradványi, analista capo, ha dichiarato giovedì nel corso di una conferenza stampa a Budapest che, sebbene l’Ungheria non abbia soddisfatto alcun criterio di convergenza di Maastricht lo scorso anno, l’andamento favorevole dell’inflazione e il calo del premio di rischio paese indicano che la condizione relativa alla stabilità dei prezzi appare ora raggiungibile.

Ha aggiunto che l’Ungheria ha compiuto progressi sostanziali anche in materia di convergenza dei rendimenti, con prospettive favorevoli per il mantenimento di tali risultati. Se un rapido risanamento di bilancio consentirà l’adesione all’ERM-2, il meccanismo europeo dei tassi di cambio, nel 2030, e se il periodo obbligatorio di due anni verrà completato senza svalutazioni, l’adozione dell’euro potrebbe avvenire non prima del 2033, ha sintetizzato.

Prospettive economiche: tasso di cambio, inflazione, debito

Tuttavia, questo percorso richiede una politica economica e monetaria coerente, ha sottolineato. Equilor prevede una crescita di circa il 2,5 per cento nei prossimi due anni, una riduzione del debito pubblico al 76,5 per cento del PIL, un allentamento del tasso di base al 4 per cento e un cambio dell’euro compreso tra 360 e 370 fiorini.

Aradványi ha osservato che, a causa dell’onere degli interessi sul debito pubblico eccezionalmente elevato per gli standard dell’UE, il bilancio si trova a seguire un percorso imposto nel breve termine. Il rispetto del criterio relativo al disavanzo dipenderà probabilmente in larga misura dall’adeguamento da parte delle imprese nazionali ed estere, mentre una maggiore attività di investimento e un uso efficiente dei fondi UE in arrivo contribuiranno al risanamento fiscale, che richiederà un sacrificio minimo in termini di crescita.

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Egli ha sottolineato che, parallelamente all’obiettivo di inflazione più basso fissato dalla banca centrale al 2,5 per cento a partire dal 2028, l’attuale ritmo di aumento dei prezzi non può più essere considerato contenuto, il che potrebbe giustificare un allentamento monetario più cauto. Il disavanzo di bilancio di quest’anno dovrebbe attestarsi su livelli estremamente elevati, pari al 7,5% del PIL, spingendo il debito pubblico al 77,5%, e potrebbe ancora attestarsi al 76,5% nel 2028. Equilor afferma che la credibilità del bilancio 2027 costituirà la questione decisiva nei prossimi mesi, poiché tutte e tre le principali agenzie di rating mantengono un’prospettiva negativa sul debito sovrano ungherese.

A suo avviso, è improbabile che i tagli alla spesa annunciati siano sufficienti; sarà necessario anche un aumento delle entrate. Sul fronte della spesa, potrebbero essere rivisti i sussidi mirati, mentre sul fronte delle entrate potrebbero rendersi necessari aumenti delle imposte. Equilor ritiene più realistico un disavanzo di bilancio del 5-6 per cento per il prossimo anno, poiché una restrizione eccessiva degli investimenti migliorerebbe i dati nel breve termine, ma danneggerebbe in modo significativo la crescita potenziale. Gli analisti prevedono che la prospettiva dell’adozione dell’euro sosterrà il mercato azionario ungherese, principalmente riducendo il rischio di cambio e rafforzando così l’attrattiva internazionale del mercato dei capitali nazionale.

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