L’UE ne ha abbastanza di Viktor Orbán e propone un lungo periodo di prova per i nuovi Stati membri

La Commissione europea ha proposto un periodo di prova di 15 anni per i futuri Stati membri dell’UE, durante il quale i paesi potrebbero andare incontro alla perdita dei diritti di voto o dei finanziamenti qualora violassero gli standard democratici.

Il piano, delineato dalla Commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, è concepito per fornire all’Unione strumenti più rapidi con cui intervenire qualora un paese di recente adesione minacci lo Stato di diritto, la democrazia o il principio di leale cooperazione dell’UE. La signora Kos ha esplicitamente citato l’ex primo ministro ungherese, affermando:

«Basta con Viktor Orbán.»

Le proposte dovrebbero comunque essere approvate dagli Stati membri prima di poter entrare in vigore.

Sanzioni più rapide rispetto all’articolo 7

In base al sistema attuale, l’articolo 7 dei trattati dell’UE può, in ultima istanza, sospendere i diritti di voto di uno Stato membro a seguito di una violazione grave e persistente dei valori fondamentali dell’Unione. Tuttavia, la procedura non ha mai raggiunto tale sanzione estrema. I precedenti tentativi di affrontare il regresso democratico in Ungheria e in Polonia sono stati complicati dalla capacità di questi paesi di sostenersi reciprocamente sul piano politico.

La signora Kos ha affermato che l’Unione europea necessita pertanto di meccanismi più rapidi per affrontare potenziali violazioni da parte di futuri Stati membri. Secondo la sua proposta, la soglia per l’imposizione di misure quali la sospensione dei diritti di voto sarebbe più bassa. Le misure di salvaguardia potrebbero inoltre comportare la sospensione dei finanziamenti a un paese che violi i principi democratici o non adempia ai propri obblighi nei confronti dell’Unione.

Perché l’UE sta valutando questa modifica?

La proposta giunge in un momento in cui l’allargamento dell’UE sta acquisendo nuovo slancio, in particolare nell’Europa orientale e nei Balcani occidentali. Il Montenegro, l’Albania, la Moldavia e l’Ucraina figurano tra i paesi considerati in prima linea nell’attuale processo di allargamento. L’Ucraina e la Moldavia hanno presentato domanda di adesione poco dopo che la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, dando nuovo slancio a un processo che in precedenza era giunto a un punto morto.

Come riportato dal *Guardian*, la Commissione considera l’allargamento non solo un progetto istituzionale, ma anche una questione strategica. Kos ha sottolineato la competizione per l’influenza da parte di Russia e Cina nei paesi che cercano legami più stretti con l’Unione.

Le misure di salvaguardia non sarebbero permanenti

La Kos ha riconosciuto che il sistema di prova proposto sarebbe destinato a scadere. Ha sostenuto che rendere permanenti le restrizioni potrebbe creare una situazione in cui alcuni paesi verrebbero di fatto trattati come membri di seconda classe. Il periodo proposto di 15 anni sarebbe quindi inteso come una misura di salvaguardia temporanea, mentre i nuovi membri si affermano all’interno del blocco.

Il dibattito giunge in un momento in cui l’Unione europea sta valutando anche altre modalità per impedire che i futuri allargamenti causino una situazione di stallo istituzionale, tra cui restrizioni temporanee ai poteri di veto dei nuovi membri. Affinché la proposta diventi realtà, tutti gli Stati membri attuali dovrebbero alla fine concordare sulle modifiche, il che significa che le misure di salvaguardia stesse finiranno probabilmente per diventare parte del più ampio dibattito politico sulla prossima fase di allargamento dell’Unione.

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