L’Ungheria potrebbe dover sostenere costi aggiuntivi per l’abbandono anticipato del gas e del petrolio russi, avverte un analista russo

Secondo un analista energetico russo, i piani dell’Ungheria di abbandonare il petrolio e il gas russi potrebbero comportare un costo elevato. Mentre il Paese sta valutando fonti di approvvigionamento alternative, Igor Yushkov avverte che la risoluzione anticipata dei contratti a lungo termine potrebbe esporre le aziende ungheresi a sanzioni finanziarie, oltre al maggiore costo dell’energia sostitutiva.

L’avvertimento fa seguito all’annuncio del ministro degli Esteri Anita Orbán, secondo cui l’Ungheria intende porre fine alla propria dipendenza dalle forniture energetiche russe prima delle scadenze fissate dall’Unione Europea. Come riportato in precedenza, l’obiettivo dell’Ungheria di raggiungere l’indipendenza dal gas russo è fissato per ottobre 2027.

In un articolo pubblicato dal quotidiano russo «V Fokuse Mail», Igor Yushkov, esperto presso l’Università Finanziaria della Federazione Russa e il Fondo Nazionale per la Sicurezza Energetica, ha avvertito che l’Ungheria potrebbe trovarsi a dover affrontare sia costi energetici più elevati sia sanzioni contrattuali qualora interrompesse le forniture di gas russo prima che entri in vigore il divieto dell’UE.

L’Ungheria potrebbe comunque dover pagare Gazprom?

Uno dei maggiori rischi individuati da Yushkov riguarda gli attuali contratti di fornitura di gas a lungo termine. Egli sostiene che, qualora l’Ungheria interrompesse volontariamente l’acquisto di gas russo, Gazprom potrebbe richiedere un risarcimento per la risoluzione anticipata degli accordi.

La situazione potrebbe essere diversa qualora le forniture venissero interrotte a causa delle sanzioni. In tal caso, le aziende ungheresi potrebbero invocare le clausole di forza maggiore. Tuttavia, se decidessero di rescindere i contratti di propria iniziativa, potrebbero incorrere in penali contrattuali, secondo l’analista.

Ciò potrebbe costringere l’Ungheria a pagare due volte: in primo luogo per forniture alternative di gas potenzialmente più costose e, in secondo luogo, per il risarcimento relativo ai contratti russi annullati.

Le esatte conseguenze finanziarie dipenderebbero dai termini degli accordi e dalle modalità di gestione di un’eventuale risoluzione anticipata. Non è stato stabilito alcun importo specifico per le penali.

Anche la sostituzione del petrolio russo comporterà costi maggiori

La transizione potrebbe rivelarsi impegnativa anche per quanto riguarda l’approvvigionamento petrolifero. Anita Orbán ha affermato che MOL sta valutando la possibilità di approvvigionarsi di greggio da fornitori non russi e di trasportarlo alle raffinerie ungheresi attraverso il sistema di oleodotti JANAF della Croazia.

Yushkov sostiene che la sostituzione del greggio russo sia tecnicamente possibile, ma richiederebbe acquisti e trasporti più costosi. Le raffinerie potrebbero inoltre dover miscelare diversi tipi di greggio per mantenere la produzione.

L’analista ritiene che tali costi aggiuntivi potrebbero, alla fine, ripercuotersi sui prezzi dei carburanti.

Un’altra complicazione immediata riguarda le sanzioni statunitensi. Un’esenzione temporanea che consente l’acquisto di petrolio dalle società russe Lukoil e Rosneft è destinata a scadere il 21 novembre.

Nel frattempo, sono in corso trattative relative al potenziale acquisto della quota di proprietà russa nella compagnia petrolifera serba NIS. Orbán ha affermato che MOL, così come le parti russe e serbe, sono interessate a portare a termine la transazione in tempo utile.

L’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe avere ripercussioni sulle famiglie

Le potenziali conseguenze non si limiterebbero al mercato petrolifero. Yushkov avverte inoltre che un aumento del prezzo del gas naturale potrebbe far lievitare i costi dell’elettricità, del riscaldamento e dell’acqua calda.

Tuttavia, la sua valutazione rappresenta il punto di vista di un analista energetico russo, piuttosto che una previsione certa di quanto dovranno pagare le famiglie ungheresi. L’impatto effettivo dipenderà dai prezzi delle fonti alternative di approvvigionamento, dalla capacità delle infrastrutture, dagli accordi contrattuali e dalle politiche energetiche del governo.

Yushkov ha inoltre sottolineato il ricorso legale presentato dall’Ungheria e dalla Slovacchia contro il previsto divieto dell’UE sulle importazioni di gas russo. I due paesi avevano precedentemente sostenuto che tali restrizioni dovessero richiedere l’approvazione unanime degli Stati membri. L’UE, tuttavia, ha considerato la misura come una decisione relativa al mercato interno che poteva essere adottata con voto a maggioranza qualificata.

Il ricorso non è stato ancora ritirato. Yushkov ritiene che il maggiore allineamento dell’Ungheria con Bruxelles, sotto la sua nuova leadership politica, potrebbe alla fine portare al ritiro del ricorso, esercitando potenzialmente pressione sulla Slovacchia affinché segua l’esempio.

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