Boicottaggi e moniti istituzionali dominano la seduta del parlamento ungherese

La seduta di lunedì del Parlamento ungherese è stata dominata dall’insolito discorso del presidente András Baka prima dell’ordine del giorno, dai boicottaggi dei partiti dell’opposizione e dai moniti sulla fiducia in alcune delle principali istituzioni del Paese. Il primo ministro Péter Magyar ha successivamente difeso i primi mesi di mandato del proprio governo e si è impegnato a riesaminare i contratti statali controversi e a recuperare i beni pubblici laddove siano accertate irregolarità.
I partiti dell’opposizione boicottano l’intervento di Baka
Le tensioni politiche erano evidenti già prima che il presidente András Baka iniziasse a parlare. I deputati del partito di opposizione Fidesz e del suo alleato cristiano-democratico KDNP sono rimasti fuori dall’aula, affermando di non riconoscere Baka come presidente legittimo a seguito della destituzione del suo predecessore, Tamás Sulyok.
Anche il partito «La nostra Patria» (Mi Hazánk) ha boicottato il discorso, sebbene per un motivo diverso. Il vicecapogruppo Előd Novák ha affermato che il partito stava protestando contro una decisione della commissione parlamentare che impediva ai deputati di rispondere al discorso di Baka o di porre domande al presidente.
La controversia si inserisce nel contesto del mutato panorama politico ungherese a seguito delle elezioni generali di aprile, che hanno posto fine a 16 anni di governo guidato da Fidesz e portato al potere il partito Tisza di Péter Magyar con una maggioranza parlamentare di due terzi.
Baka mette in guardia sulla fiducia nella procura ungherese
Baka ha incentrato il proprio intervento su due importanti questioni istituzionali: l’elezione del prossimo procuratore generale ungherese e le recenti modifiche relative alla Corte costituzionale.
Il presidente ha affermato che la scelta di un nuovo procuratore generale non è semplicemente una decisione di natura personale, ma una scelta che incide sul futuro della procura e sullo Stato di diritto.
Egli ha sostenuto che ogni Stato democratico necessiti di una procura che sia professionalmente credibile, istituzionalmente indipendente e che goda della fiducia dei cittadini per agire in modo imparziale.

«Oggi tale fiducia non esiste. Deve essere ripristinata», ha affermato Baka.
Ha aggiunto che la reputazione della procura ha toccato il fondo, in parte perché i «legami politici, percepiti o effettivi», di alcuni funzionari hanno sollevato dubbi sulla sua indipendenza. Baka ha inoltre fatto riferimento alla percezione diffusa secondo cui, in passato, la giustizia penale si sarebbe fermata «al di sopra di un certo livello».
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Anche le modifiche alla Corte costituzionale suscitano critiche
Baka ha inoltre espresso riserve in merito alle recenti modifiche alla legge sulla Corte costituzionale, nonostante abbia firmato il provvedimento.
Egli ha sottolineato che la Corte costituzionale dovrebbe godere di ampia fiducia da parte dell’opinione pubblica, della classe forense e degli attori politici, e ha sostenuto che la nomina dei giudici dovrebbe prevedere garanzie che consentano di prendere in considerazione, oltre alle prospettive politiche, anche quelle dei professionisti e della società civile.
Baka ha inoltre messo in discussione le disposizioni che stabiliscono le modalità con cui la Corte costituzionale elegge il proprio presidente tra i propri membri. Ha affermato che l’autonomia dell’istituzione sarebbe stata meglio tutelata se la questione fosse stata rimessa alle norme interne della Corte stessa.
Magyar afferma che l’Ungheria è un «Paese che funziona»
Il discorso pronunciato successivamente dal primo ministro Péter Magyar ha unito un messaggio di più ampio respiro sulla solidarietà nazionale a una difesa del bilancio del suo governo dall’insediamento.
Magyar ha descritto l’Ungheria come un «Paese che funziona» e ha affermato che il Paese non si lascerà più «ingannare, abbandonare o tradire». Ha messo in evidenza i primi 133 giorni di governo, citando le misure relative alle prestazioni familiari, ai costi energetici delle famiglie e alla spesa pubblica, respingendo al contempo gli avvertimenti precedentemente espressi dagli oppositori politici riguardo alle conseguenze di un governo Tisza.
Una delle argomentazioni più convincenti di Magyar ha riguardato i finanziamenti dell’UE. A maggio il suo governo ha raggiunto un accordo con la Commissione europea per sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi di recupero e di coesione precedentemente congelati. Successivamente l’Ungheria ha dichiarato di aver soddisfatto le condizioni richieste per accedere a 10 miliardi di euro dal fondo di recupero dell’UE.
Magyar promette una revisione dei contratti contestati
Il primo ministro ha inoltre approfondito uno dei temi politici centrali del suo governo: il recupero dei beni pubblici e l’esame approfondito degli accordi stipulati dai governi precedenti.
Magyar ha affermato che dovrebbe diventare un «minimo nazionale» il principio secondo cui i beni appartenenti agli ungheresi debbano essere restituiti a questi ultimi. Ha chiesto che tutti i contratti controversi vengano riesaminati e ha affermato che lo Stato dovrebbe far valere l’interesse pubblico ogniqualvolta vengano accertate violazioni della legge.
Rivolgendosi ai deputati di Fidesz e del KDNP, Magyar ha accusato ambienti legati agli ex partiti di governo di essersi appropriati di beni pubblici per un valore di decine di trilioni di fiorini. Si è trattato di un’accusa politica mossa dal primo ministro; l’accertamento di reati penali nei singoli casi spetta alle autorità e ai tribunali competenti.
Egli ha inoltre sostenuto che i risparmi derivanti da contratti che il suo governo considerava dispendiosi o sproporzionati dovrebbero invece essere destinati alle famiglie e al ripristino dell’ordine nelle finanze pubbliche.
Procedono le nomine al Consiglio dei media
Al di là dei discorsi principali, la commissione parlamentare per la cultura ha inoltre espresso il proprio sostegno all’avvocato specializzato in diritto dei media Gábor Polyák come presidente del Consiglio dei media ungherese, insieme a sei candidati alla carica di membro.
Polyák ha dichiarato alla commissione che la sua visione è quella di una «pace nei media», con una sfera pubblica in cui le diverse opinioni abbiano una reale opportunità di essere ascoltate.
La seduta di lunedì ha quindi riunito in un unico contesto diversi dibattiti istituzionali post-elettorali in Ungheria: il futuro della Procura, della Corte costituzionale, della regolamentazione dei media e della revisione dei contratti ereditati dal precedente governo. Le decisioni prese in questi ambiti resteranno probabilmente al centro del dibattito politico man mano che la nuova amministrazione supererà i primi mesi di mandato.
Come abbiamo scritto in precedenza, l’Ungheria annulla un accordo autostradale da 73 miliardi di euro legato agli alleati dell’era Orbán e avvia procedimenti penali

