Crollo dell’inflazione in Ungheria: gli analisti sono sorpresi, ma per quanto tempo potrà durare questa tendenza positiva?

Negli ultimi anni ci eravamo ormai abituati a dati sull’inflazione che portavano notizie spiacevoli: prezzi in aumento, spese alimentari alle stelle o carburante sempre più costoso. Per la prima volta dopo molto tempo, tuttavia, il tasso di inflazione ungherese può essere discusso in un contesto positivo, essendo sceso al minimo degli ultimi dieci anni. Gli esperti spiegano quali sono le ragioni di questo calo e cosa potrebbe riservarci il futuro nei prossimi mesi e nel corso dell’anno.

Persino gli esperti sono sorpresi dal basso livello dell’inflazione

L’esperienza dei cittadini in materia di prezzi negli ultimi anni potrebbe essere riassunta come segue: sebbene tutti guadagnassero di più in termini nominali – cosa di cui i governi di Orbán non mancavano mai di vantarsi – il nostro denaro, in qualche modo, consentiva di acquistare sempre meno. L’elevata crescita salariale è stata accompagnata da aumenti dei prezzi ancora più marcati, con alcuni settori che sono diventati proibitivi. Il mercato immobiliare è di per sé sufficiente a illustrare il concetto.

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I prezzi degli immobili in Ungheria sono aumentati del 235-240% tra il 2016 e il 2026. La crescita è ancora più marcata a Budapest. Foto: depositphotos.com

Per la prima volta da molti anni, i consumatori potrebbero ora constatare che, in alcuni casi, il proprio denaro ha un potere d’acquisto maggiore. Uno dei motivi è che il tasso di inflazione ungherese è sceso al minimo degli ultimi dieci anni – un andamento che ha colto di sorpresa anche gli esperti ungheresi. L’inflazione annuale si è attestata appena all’1,2% a luglio, ben al di sotto dell’1,5% previsto in precedenza. Secondo portfolio.hu, l’Ungheria non registrava un’inflazione così bassa dal 2016. Gli analisti avevano previsto un’inflazione annuale dell’1,5% a luglio, dopo i dati dell’1,7% di giugno, dell’1,8% di maggio e del 2,1% di aprile.

Surprisingly low inflation data in Hungary
Foto: MTI

Il sito web di notizie economiche ha attribuito il forte rallentamento dell’inflazione a tre fattori:

  1. l’andamento favorevole dei prezzi dei generi alimentari;
  2. una maggiore stabilità nei mercati dei carburanti;
  3. un forint forte.

Permangono tuttavia motivi di preoccupazione

Il quotidiano ha inoltre sottolineato che l’inflazione di fondo è aumentata dello 0,3 per cento, un dato non trascurabile. Inoltre, l’inflazione ha subito un calo a causa di fattori al di fuori del controllo delle autorità – forze esterne che potrebbero cambiare in futuro.

Anche i servizi sono diventati notevolmente più costosi. I principali fornitori di servizi di telecomunicazione e finanziari hanno ora aumentato i propri prezzi dopo aver dato prova di «moderazione» prima delle elezioni, su richiesta del governo precedente. Secondo portfolio.hu, ciò ha provocato un «lieve shock dei prezzi» in tutto il settore dei servizi.

Budapest Vegan Summit
Foto: depositphotos.com

La banca centrale potrebbe ridurre ulteriormente i tassi di interesse in futuro, ha affermato la testata. Gli unici motivi di cautela, al massimo, sarebbero gli sviluppi geopolitici turbolenti e la volatilità dei mercati energetici.

Cosa prevedono gli esperti per il futuro

Gábor Regős, capo economista presso Gránit Fund Management, ha affermato che il forint forte, le basse aspettative di inflazione e la crescente fiducia delle imprese si sono combinati per creare un contesto di inflazione contenuta, secondo quanto riporta MTI. La Banca Nazionale d’Ungheria potrebbe quindi ridurre il proprio tasso di riferimento al 5 per cento a settembre, anche qualora il forint continuasse a indebolirsi.

Orsolya Nyeste, capo analista macroeconomico di Erste Bank, ha affermato che il dato di luglio potrebbe rivelarsi il minimo annuale. L’inflazione potrebbe registrare un leggero aumento a partire da agosto, ma dovrebbe rimanere al di sotto dell’obiettivo del 3% fissato dalla banca centrale.

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Foto: Daily News Hungary

Dávid Németh, capo analista presso K&H Bank, ha sottolineato che l’aumento dei salari lordi ha fatto lievitare il costo dei servizi. Egli prevede che l’inflazione rimanga al di sotto del 2% per il resto dell’anno, con una media annua che dovrebbe attestarsi intorno all’1,8%.

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Dániel Molnár, capo analista del Centro di analisi economica GFÜ, ha affermato che il cattivo raccolto causato dalla siccità potrebbe ripercuotersi sui prezzi dei generi alimentari. L’attuale crisi energetica, nel frattempo, sta costringendo le aziende a rivalutare il modo in cui calcolano i propri costi energetici. L’inflazione dovrebbe accelerare il prossimo anno, ha previsto, raggiungendo circa il 3%.

Calo record dei prezzi dei generi alimentari

L’Associazione Nazionale del Commercio ha evidenziato un calo del 4,4 per cento dei prezzi dei generi alimentari, che costituisce quasi certamente un record. Ha precisato che tale calo non è stato determinato dal limite massimo dei margini, bensì dal tasso di cambio favorevole del fiorino e dalle tendenze positive dei mercati nazionali e internazionali. Questi fattori hanno più che compensato l’aumento derivante dall’incremento dei costi energetici.

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