Il piano di Péter Magyar sull’imposta sul patrimonio prende di mira i più ricchi d’Ungheria

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La possibilità di introdurre un’imposta sul patrimonio in Ungheria è tornata all’ordine del giorno, sebbene alcuni dettagli fondamentali rimangano ancora da definire, in particolare per quanto riguarda le tipologie di beni da includere nella base imponibile. A seconda della formulazione definitiva delle norme, le entrate previste variano in modo significativo, con stime che indicano differenze dell’ordine di diverse centinaia di miliardi di fiorini.
Il partito TISZA ha proposto un’imposta sul patrimonio rivolta agli ungheresi più ricchi, applicabile alle persone fisiche con un patrimonio superiore a un miliardo di forint. Secondo la proposta, lo Stato tasserebbe il patrimonio accumulato oltre al reddito e ai consumi. Ciò potrebbe includere immobili, risparmi, partecipazioni azionarie in società e altri beni di alto valore, il che significa che la misura interesserebbe principalmente le persone più facoltose.
L’imposta potrebbe generare un gettito compreso tra 125 e 600 miliardi di fiorini
Sulla base dell’ultima pubblicazione della classifica dei «100 ungheresi più ricchi» e delle statistiche sul patrimonio fornite dalla Banca Nazionale Ungherese, l’Istituto di Ricerca Economica GKI ha esaminato quali fattori determinino se l’imposta proposta genererebbe per lo Stato un gettito di 125 miliardi o addirittura di 600 miliardi di fiorini.
L’edizione 2026 della classifica dei «100 ungheresi più ricchi» stima che il patrimonio complessivo delle prime 100 persone possa raggiungere i 12.579 miliardi di forint, con un aumento annuo di circa il 14%, pari a 1.559 miliardi di forint. Un’imposta sul patrimonio dell’1% su tale importo genererebbe circa 125 miliardi di fiorini di gettito di bilancio.
Tuttavia, questa cifra riflette solo una parte ristretta e altamente visibile del patrimonio privato. Secondo la GKI, se la base imponibile venisse ampliata per includere partecipazioni societarie, investimenti e altre attività, le entrate potrebbero raggiungere una fascia compresa tra i 300 e i 600 miliardi di forint, una cifra a cui fa riferimento anche il governo.
La valutazione del patrimonio societario è considerata la sfida principale
Diverse questioni rimangono irrisolte riguardo all’imposta proposta. Non è ancora chiaro se l’imposta si applicherebbe solo alle attività superiori alla soglia, oppure se il superamento del limite di un miliardo di forint renderebbe tassabile l’intero patrimonio. Rimane inoltre aperta la questione del trattamento delle attività detenute all’estero e delle passività deducibili.
Un’altra sfida importante è rappresentata dalla valutazione dei beni aziendali. Mentre il valore di un conto bancario o di un immobile residenziale è relativamente semplice da determinare, la valutazione delle società non quotate in borsa può variare in modo significativo a seconda che si utilizzino il valore contabile, il potenziale di redditività o metodi di confronto di mercato.
Il primo ministro Péter Magyar ha più volte citato il modello svizzero come esempio in relazione all’imposta sul patrimonio. In Svizzera, tale imposta è in vigore da decenni, con una metodologia specifica per la valutazione dei beni aziendali — una questione fondamentale per il funzionamento di tali sistemi. Tuttavia, l’esperienza internazionale dimostra che diversi paesi europei hanno abolito le imposte sul patrimonio a causa delle crescenti difficoltà di valutazione e di applicazione.
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La proposta ha già suscitato forti reazioni da parte degli operatori del settore e del mondo imprenditoriale
Secondo i piani attuali, l’imposta sul patrimonio avrebbe un’aliquota fissa annua dell’1%; la normativa potrebbe essere adottata entro l’autunno del 2026 e l’attuazione è prevista a partire dal 2027.
Sándor Csányi, amministratore delegato di OTP Bank, aveva precedentemente dichiarato a Index di non comprendere appieno la struttura dell’imposta proposta. Pur non essendo contrario in linea di principio a una maggiore tassazione, ha espresso preoccupazione per gli oneri aggiuntivi che graverebbero su un patrimonio già tassato.
Anche l’esperto di investimenti Viktor Zsiday ha espresso critiche, sostenendo che tale struttura potrebbe svantaggiare le società di proprietà ungherese, esercitando su di esse una pressione diseguale rispetto alle imprese di proprietà straniera.
L’esatta portata della tassazione rimane incerta. Non è ancora chiaro se saranno tassati solo i patrimoni superiori alla soglia prevista, oppure se il superamento del limite comporterà la tassazione dell’intero patrimonio — una questione che potrebbe alterare in modo significativo l’onere fiscale effettivo.
In definitiva, l’impatto dipenderà dall’ampiezza con cui verrà definita la base imponibile e dalle modalità di valutazione delle diverse classi di attività.
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Foto in evidenza: Facebook/Magyarország Kormánya

