La Commissione europea elogia le radicali riforme dello Stato di diritto in Ungheria, ma lancia anche un monito

Il nuovo governo ungherese «ha avviato intense riforme per ripristinare lo Stato di diritto», ha affermato la Commissione europea nel suo rapporto sullo Stato di diritto del 2026 pubblicato venerdì.
«A seguito del dialogo costante con la Commissione nell’ambito del Piano per la ripresa e la resilienza e del regime generale di condizionalità, sono state portate avanti diverse riforme legislative. Sono attualmente allo studio ulteriori emendamenti costituzionali riguardanti il sistema giudiziario, il quadro anticorruzione e le questioni istituzionali relative ai controlli e agli equilibri», si legge nella relazione.
Il rapporto sottolinea che il Consiglio Nazionale della Magistratura ha continuato a esercitare i poteri acquisiti grazie alla riforma giudiziaria del 2023, aggiungendo che la Kuria, la Corte Suprema ungherese, ha continuato a garantire l’uniformità della giurisprudenza attraverso il proprio comitato di uniformità. Ha inoltre aggiunto che, al contempo, la trasparenza nell’assegnazione dei casi nei tribunali di primo grado non è stata migliorata. La Commissione europea ha raccomandato all’Ungheria di migliorare la trasparenza dei sistemi di assegnazione delle cause nei tribunali di primo grado, tenendo conto degli standard europei in materia di assegnazione delle cause.
La relazione ha inoltre affermato che la procedura di elezione del procuratore generale e la struttura gerarchica della procura continuavano a rappresentare un «rischio di indebite interferenze politiche nei singoli casi». Ha precisato che, sebbene gli stipendi nel sistema giudiziario avessero continuato ad aumentare, non erano state adottate misure per garantire che tali aumenti fossero attuati in modo strutturato. La relazione ha valutato il sistema giudiziario ungherese nel complesso efficiente, ma raccomanda al Paese di «adottare misure volte a garantire che il progressivo aumento delle retribuzioni di giudici, pubblici ministeri e del personale giudiziario e della procura avvenga in modo strutturato, tenendo conto degli standard europei in materia di retribuzione nel sistema giudiziario».

Per quanto riguarda le misure adottate per combattere la corruzione, la Commissione europea ha osservato che la legislazione approvata dall’Ungheria il mese scorso mira a rimuovere gli ostacoli al funzionamento efficace dell’Autorità per l’integrità e della Task Force anticorruzione. Sebbene le incriminazioni per reati legati alla corruzione siano aumentate, i casi di corruzione ad alto livello continuano a non presentare un bilancio consolidato, ha affermato. La relazione raccomanda all’Ungheria di adottare ulteriori misure per garantire risultati concreti in termini di indagini, procedimenti penali e sentenze definitive nei casi di corruzione ad alto livello.
La Commissione europea ha confermato la partecipazione dell’Ungheria alla Procura europea (EPPO), affermando che le nuove leggi hanno rafforzato l’Autorità per l’integrità e migliorato i sistemi di dichiarazione patrimoniale. Tuttavia, mancavano ancora una normativa completa in materia di lobbying e di «porte girevoli», e la trasparenza nel finanziamento dei partiti politici rimaneva carente. La Commissione europea ha raccomandato l’adozione di ampie riforme legislative per colmare tali lacune.
Per quanto riguarda la libertà e il pluralismo dei media, la Commissione europea ha affermato che l’emendamento alla legge sui media, varato il mese scorso, ha introdotto riforme sia alle norme che regolano l’autorità nazionale di regolamentazione dei media, sia alle norme relative alla governance e al finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Tuttavia, secondo la relazione, la questione della trasparenza della pubblicità statale rimaneva irrisolta e l’accesso ai dati di interesse pubblico era ancora limitato. La Commissione europea ha affermato che i giornalisti hanno dovuto affrontare notevoli difficoltà durante il periodo di riferimento.
Per quanto riguarda i controlli e gli equilibri istituzionali, la relazione ha indicato che l’ampio ricorso ai poteri di emergenza da parte del precedente governo aveva compromesso la certezza del diritto e le attività commerciali nel mercato unico. Il nuovo governo non ha prorogato lo «stato di pericolo» dopo la sua scadenza, avvenuta il 13 maggio di quest’anno, ha osservato la Commissione, aggiungendo tuttavia che le imprese straniere operanti in settori strategici continuano a subire «una pressione normativa intensificata derivante dall’azione dello Stato» e che il quadro giuridico che consente l’applicazione selettiva delle norme sulla concorrenza ha ulteriormente indebolito la certezza del diritto per le imprese.
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Nel contempo, la relazione ha affermato che l’assenza di garanzie procedurali e di un controllo efficace in caso di misure di sorveglianza segrete «continua a destare preoccupazione». Ha accolto con favore l’abolizione dell’Ufficio per la protezione della sovranità, aggiungendo tuttavia che «gli ostacoli che impediscono il lavoro delle organizzazioni indipendenti della società civile devono ancora essere rimossi». La Commissione europea ha raccomandato all’Ungheria di «garantire ulteriormente che non vi siano ostacoli che impediscano l’operato delle organizzazioni della società civile, anche abrogando la legislazione che ne limita la capacità operativa, e di promuovere ulteriormente uno spazio civico sicuro e favorevole».
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, che ha presentato la relazione, ha affermato che l’Ungheria sta attuando riforme significative in diversi ambiti, dando seguito a molte delle precedenti raccomandazioni della Commissione europea.

Micael McGrath, commissario per lo Stato di diritto, ha dichiarato, in risposta a una domanda sull’ex ministro degli Esteri Péter Szijjártó e sul suo nuovo ruolo presso il colosso cinese dei veicoli elettrici BYD, che la Commissione europea non si esprime su singoli casi. Ha sottolineato, al contempo, la raccomandazione affinché l’Ungheria rafforzi il quadro di integrità adottando riforme legislative complete in materia di lobbying e di «porte girevoli».
Interrogato in merito alla destituzione del presidente Tamás Sulyok, il commissario ha affermato che la Commissione di Venezia è pronta a presentare una relazione sulla questione del 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese, che costituisce la base giuridica della questione.


