L’ex governatore della banca centrale ungherese Matolcsy rimarrà in custodia cautelare a causa dei timori relativi alla distruzione di prove

L’ex governatore della Banca centrale ungherese, György Matolcsy, rimarrà in custodia cautelare dopo che un tribunale di Budapest ha confermato la sua detenzione preventiva nell’ambito di un’importante indagine legata allo scandalo della Banca Nazionale Ungherese (MNB).
Il tribunale ha citato timori relativi a un potenziale rischio di fuga, di alterazione delle prove e di ulteriori attività criminali, sottolineando al contempo le ampie relazioni personali e d’affari di Matolcsy.
Le relazioni di Matolcsy e la scomparsa di suo figlio
Il Tribunale regionale di Budapest-Capitale ha respinto i ricorsi contro la detenzione di Matolcsy e di altri due indagati, confermando la sentenza iniziale che ne ordinava la detenzione fino al 23 novembre 2026. Nella propria decisione, il tribunale ha evidenziato le risorse finanziarie degli indagati, la loro mobilità internazionale e le presunte strette relazioni familiari, economiche e personali come fattori che aumentano il rischio che essi diventino irrintracciabili da parte delle autorità.
Le preoccupazioni sono ulteriormente accentuate dal fatto che due presunti membri del gruppo indagato si trovino attualmente all’estero in località sconosciute. Si tratta di Ádám Matolcsy, figlio dell’ex governatore della banca centrale, e di György Stofa. Secondo quanto riferito, sono stati emessi mandati di arresto internazionali nei confronti di entrambi. Il tribunale ha sostenuto che l’ampia rete di relazioni che circonda gli indagati potrebbe agevolarne la fuga o consentire loro di influenzare indirettamente le indagini.
I timori relativi alla distruzione delle prove complicano l’indagine
Il tribunale ha inoltre espresso serie preoccupazioni riguardo a potenziali manomissioni delle prove nell’ambito dell’indagine in corso della MNB. Secondo la sua dichiarazione, gli investigatori stanno ancora analizzando ingenti quantità di dati elettronici e documenti sequestrati, identificando ulteriori soggetti e conducendo interrogatori di testimoni. Potrebbe inoltre rendersi necessario un ulteriore interrogatorio dei sospettati già individuati.
Il tribunale ha affermato che circostanze concrete avvalorano il rischio di compromissione delle prove. Secondo quanto riferito, gli investigatori avrebbero rinvenuto documenti collegati al procedimento penale presso l’abitazione di uno degli indagati, mentre sarebbero emerse anche circostanze che suggeriscono una possibile distruzione delle prove. L’indagine ha inoltre portato alla luce prove documentali, dichiarazioni di testimoni, registrazioni audio e trascrizioni, nonché dati informatici relativi alla creazione e alla presunta retrodatazione di documenti.
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Perché il tribunale ungherese ha respinto la richiesta di libertà provvisoria
Il tribunale ha stabilito che né la libertà provvisoria né gli arresti domiciliari con monitoraggio elettronico avrebbero garantito una protezione sufficiente alle indagini. Secondo i giudici, limitare la libertà di movimento di un indagato non impedirebbe la comunicazione indiretta, i contatti elettronici o i tentativi di influenzare testimoni e prove tramite altre persone. Anche il divieto di contatto è stato ritenuto insufficiente, dato che la cerchia completa delle persone potenzialmente coinvolte nel procedimento rimane sconosciuta.
La precedente carica di Matolcsy come governatore della banca centrale e la sua fedina penale, fino a quel momento immacolata, non sono state ritenute sufficienti per eliminare il rischio di recidiva. Il tribunale ha indicato il suo presunto ruolo di leadership informale all’interno di un gruppo organizzato, insieme a relazioni economiche e personali di lunga data, come motivi per mantenere la detenzione.
La sentenza non costituisce un’accertamento di colpevolezza. L’indagine sullo scandalo della MNB è ancora in corso, con le autorità che continuano a esaminare la presunta condotta finanziaria illecita e il potenziale coinvolgimento di ulteriori persone.

