Orbán non riesce a impedire la restituzione di miliardi di beni statali, poiché la Corte costituzionale ungherese respinge il ricorso del Fidesz

La Corte costituzionale ungherese ha respinto un ricorso presentato dal Fidesz contro l’emendamento costituzionale relativo alle fondazioni per la gestione dei beni di interesse pubblico, note come KEKVA.

La Corte ha respinto il ricorso senza esaminarne il merito, stabilendo di non avere la competenza per riesaminare la disposizione costituzionale contestata. La decisione riguarda il sedicesimo emendamento alla Legge fondamentale ungherese, adottato sotto il nuovo governo Tisza,

che ha abolito le fondazioni di gestione dei beni di interesse pubblico alle quali il precedente governo Orbán aveva trasferito migliaia di miliardi di fiorini di beni statali.

La Corte costituzionale dichiara di non avere giurisdizione

Secondo la decisione della Corte costituzionale, l’assemblea plenaria ha respinto il ricorso presentato dal Fidesz in quanto la Corte non dispone della giurisdizione necessaria per effettuare un esame di merito degli emendamenti costituzionali. La questione trae origine dal quarto emendamento alla Legge fondamentale ungherese del 2013, quando

la maggioranza parlamentare guidata dal Fidesz ha privato la Corte costituzionale del potere di effettuare un esame di merito degli emendamenti alla Legge fondamentale.

Da allora, la Corte si è generalmente limitata a verificare se gli emendamenti costituzionali fossero stati adottati nel rispetto delle norme procedurali previste, anziché valutarne il contenuto costituzionale sostanziale.

Il Fidesz aveva sostenuto nella propria istanza che la disposizione contestata non istituisse un’istituzione costituzionale generale per il futuro. Il partito ha invece affermato che essa introducesse norme transitorie specificamente relative a fondazioni identificabili che erano già operative al momento dell’entrata in vigore dell’emendamento.

La Corte costituzionale ha tuttavia concluso di non poter esaminare il merito del ricorso.

Due giudici costituzionali hanno espresso parere dissenziente

La decisione non è stata unanime. Il presidente uscente della Corte costituzionale Péter Polt e la giudice della Corte costituzionale Tünde Handó hanno espresso pareri separati, sostenendo che il ricorso avrebbe dovuto essere esaminato nel merito.

Il loro dissenso li distingue dalla maggioranza della Corte, che si è ritenuta impossibilitata a pronunciarsi nel merito sull’emendamento costituzionale.

La decisione riveste particolare rilevanza data l’importanza politica e finanziaria delle KEKVA. Sotto il precedente governo, ingenti quantità di beni pubblici sono state trasferite a tali fondazioni, compresi beni collegati alle università ungheresi e ad altre istituzioni di interesse pubblico.

È ancora in sospeso una decisione separata sul caso Sulyok

Alla Corte costituzionale è stato inoltre chiesto di esaminare un altro emendamento costituzionale di grande rilevanza politica. Secondo quanto riportato da 24.hu, la Corte non si è ancora pronunciata sul ricorso volto ad annullare l’emendamento costituzionale che ha posto fine al mandato del presidente Tamás Sulyok. La decisione su tale caso è stata rinviata.

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