Spar si rivolge nuovamente a Bruxelles: «L’euforia per il nuovo governo ungherese si è rivelata infondata»

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La società madre austriaca della catena di supermercati Spar ha esortato la Commissione europea a intervenire, accusando l’Ungheria di discriminare sistematicamente i rivenditori stranieri nonostante le speranze di un nuovo inizio sotto il nuovo governo.
La società madre austriaca di Spar ha rinnovato il proprio appello affinché la Commissione europea intervenga contro l’Ungheria in merito all’imposta speciale sul settore del commercio al dettaglio, che il governo non intende abolire. La dirigenza dell’azienda ha espresso disappunto nei confronti della nuova amministrazione, sostenendo che i recenti cambiamenti non siano riusciti ad affrontare quello che considera un trattamento ingiusto nei confronti delle catene di supermercati straniere.
Secondo il quotidiano austriaco *Die Presse*, Hans Reisch, amministratore delegato della società madre austriaca di Spar, ha scritto nuovamente alla Commissione europea, esortandola a intervenire nella controversia. Secondo quanto riferito, egli avrebbe descritto i cambiamenti apportati finora dal governo alla politica sul commercio al dettaglio come una cortina fumogena e avrebbe affermato di nutrire scarsa fiducia nel fatto che l’imposta settoriale venga abolita a breve.
Spar chiede l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’UE
Reisch sostiene che le catene di distribuzione straniere continuino a subire una discriminazione sistematica in Ungheria e afferma che il governo non sia disposto a garantire condizioni di parità tra le imprese nazionali e quelle internazionali.
L’azienda ritiene pertanto che la Commissione europea debba avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Ungheria in merito alla sua politica fiscale nel settore della vendita al dettaglio.
La controversia verte sull’imposta speciale sul commercio al dettaglio, che rimarrà in vigore secondo i piani del governo per il bilancio del 2027. La fascia d’imposta più elevata, applicabile alla parte della base imponibile superiore a 50 miliardi di HUF (circa 125 milioni di euro), continuerà ad avere un’aliquota del 4,5%.

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«L’euforia nei confronti del governo magiaro si è rivelata infondata»
Peter Manhartsberger, amministratore della società madre austriaca di Spar, ha espresso la propria frustrazione in un’intervista a Die Presse.
«Purtroppo, l’euforia che circondava il governo magiaro si è rivelata infondata», ha affermato.
Manhartsberger ha inoltre sottolineato i piani del governo volti ad abolire il limite massimo obbligatorio del margine di vendita al dettaglio, pur mantenendo l’imposta speciale. A suo avviso, tale imposta rappresenta un onere finanziario notevolmente maggiore per l’azienda.
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La controversia costa a Spar 130 milioni di euro all’anno
Secondo Manhartsberger, le due misure insieme costano a Spar circa 130 milioni di euro all’anno. Di tale importo, circa 90 milioni di euro sono attribuibili all’imposta speciale sul commercio al dettaglio, mentre il limite massimo di margine rappresenta ulteriori 40 milioni di euro.
Le cifre illustrano la portata della controversia finanziaria tra il gruppo di supermercati e il governo ungherese. Poiché l’imposta speciale è destinata a rimanere in vigore fino al 2027, la società madre austriaca di Spar si rivolge nuovamente a Bruxelles nel tentativo di ottenere un cambiamento di politica.

