La Curia ha stabilito che il Premier Orbán ha usato illegalmente dei bambini nei contenuti della campagna elettorale

La Corte suprema ungherese, la Curia, ha stabilito che il Primo Ministro Viktor Orbán ha agito in modo illegale utilizzando un bambino nei contenuti dei social media relativi alla campagna elettorale. La decisione, promossa dal gruppo per le libertà civili Hungarian Civil Liberties Union, rappresenta un importante chiarimento delle regole elettorali.

Il caso era incentrato sul filmato di un forum pubblico a Kaposvár, in cui Orbán sollevava un bambino sul palco dopo che il piccolo lo salutava e lo chiamava. Il momento, ampiamente condiviso online, è stato ripreso anche dal candidato al Parlamento Gábor Szűcs. Secondo la denuncia, il bambino è diventato il punto focale del video, trasformandolo in uno strumento di campagna elettorale.

Violazione delle pari opportunità

Nella sua sentenza, il tribunale ha rilevato che sia Orbán che Szűcs hanno violato un principio fondamentale della legge elettorale: le pari opportunità tra i candidati. Mettendo un bambino al centro della messaggistica della campagna, hanno ottenuto un vantaggio di visibilità sleale attraverso mezzi illegali.

È importante sottolineare che il problema non è la presenza dei bambini agli eventi politici. Le famiglie sono libere di partecipare a questi incontri e i bambini possono apparire incidentalmente nei filmati della folla. Tuttavia, l’utilizzo di un bambino come elemento centrale nel materiale promozionale progettato per aumentare la popolarità politica supera una linea legale.

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Il divieto si estende oltre le scuole

Come ha riferito HVG, la decisione chiarisce anche che le restrizioni sull’utilizzo dei bambini nelle campagne politiche si applicano non solo nelle scuole e negli asili, ma in tutti gli ambienti. Questa interpretazione amplia le precedenti concezioni della protezione dei bambini nei contesti elettorali.

I giudici hanno evidenziato ulteriori rischi legati ai contenuti online, notando che tali filmati possono diffondersi in modo incontrollato o trasformarsi in meme, eliminando di fatto la supervisione dei genitori. Esporre i bambini a questa possibilità, suggerisce la sentenza, è incompatibile con i loro diritti.

Nel caso in cui le fosse sfuggito: L ‘Ungheria è scossa da denunce di compravendita di voti di massa in vista delle elezioni del 2026.

I diritti dei bambini hanno la precedenza

Il tribunale si è schierato con le argomentazioni secondo cui i diritti dei bambini superano la libertà di espressione di un politico in questi casi. Ha fatto riferimento al principio costituzionale ungherese secondo cui il diritto del bambino a uno sviluppo sano ha la priorità su altri diritti fondamentali.

Il caso ha raggiunto la Curia dopo un rifiuto iniziale da parte della Commissione elettorale nazionale, con un’ulteriore azione legale sostenuta dal Partito Ungherese del Cane a Due Code. La sentenza costituisce ora un importante precedente per la futura condotta delle campagne elettorali in Ungheria.

Una decisione inaspettata e prima nel suo genere

Quest’ultima decisione è insolita anche perché due settimane fa la Corte Suprema ha confermato la sentenza della Commissione elettorale nazionale e non ha riscontrato alcuna violazione legale nel video di Viktor Orbán, in cui visitava una famiglia a Győr accompagnato dal candidato locale.

All’epoca, la Commissione elettorale nazionale aveva sostenuto che, poiché il video non mostrava slogan elettorali o loghi di partito, e non erano stati fatti slogan o promesse, l’evento non si qualificava come attività di campagna elettorale.

Immagine in evidenza da: Orbán Viktor/Facebook

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