Il primo ministro Péter Magyar accusa il Fidesz di ostacolare l’emendamento costituzionale e avverte che intraprenderà azioni contro il presidente

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Il primo ministro Péter Magyar ha accusato il Fidesz di tentare di impedire l’entrata in vigore dell’ultimo emendamento costituzionale ungherese, sostenendo che il partito di governo stia esercitando un’influenza politica sull’Ufficio del Presidente e stia preparando quella che egli ha definito una manovra incostituzionale.

In un post su Facebook pubblicato in vista del voto parlamentare di lunedì sul 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese, Magyar ha affermato che la normativa segna una tappa fondamentale di quella che il suo governo ha definito «Operazione Purgatorio» («Tisztítótűz»), un programma volto a smantellare quelle che descrive come le strutture politiche ed economiche costruite durante gli anni di potere di Viktor Orbán.

Secondo il primo ministro, l’emendamento aprirebbe la strada all’istituzione di un nuovo Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni, porrebbe fine a quella che ha definito la possibilità di monopoli politici a lungo termine e consentirebbe la sostituzione degli alti funzionari nominati dal precedente governo.

Péter Magyar and President Sulyok Tamás
Péter Magyar e Tamás Sulyok. Foto: Facebook/Dr. Sulyok Tamás

Accuse di pressioni sul presidente

Magyar ha sostenuto che, ai sensi della Legge fondamentale dell’Ungheria, il presidente dispone di cinque giorni per firmare l’emendamento costituzionale dopo la sua approvazione da parte del Parlamento. Ha affermato che il presidente non può esaminare il contenuto di un emendamento costituzionale e può deferirlo alla Corte costituzionale solo in caso di irregolarità procedurali o costituzionali.

Il primo ministro ha affermato che inizialmente ci si aspettava che il presidente Tamás Sulyok firmasse l’emendamento, nonostante il fatto che ciò avrebbe comportato, in ultima analisi, modifiche che avrebbero interessato la sua stessa carica. Tuttavia, Magyar ha sostenuto che il partito Fidesz sia intervenuto la scorsa settimana, ordinando al presidente di non firmare il provvedimento legislativo.

Ha inoltre affermato che esponenti di spicco del Fidesz avrebbero preparato una bozza di ricorso che il presidente avrebbe dovuto inviare alla Corte costituzionale, nel tentativo di ritardare o impedire l’entrata in vigore dell’emendamento. Magyar ha anche sostenuto che il presidente della Corte costituzionale, Péter Polt, fosse pronto a ricevere tale ricorso e a impedire ulteriori sviluppi sulla questione.

Avvertimento in merito a possibili procedimenti di destituzione

Il primo ministro ha avvertito che chiunque fosse coinvolto in quello che ha definito un tentativo incostituzionale di bloccare l’emendamento ne avrebbe risposto in futuro. Ha aggiunto che, qualora il presidente Sulyok non firmasse l’emendamento costituzionale entro il termine stabilito dalla Legge fondamentale, il Parlamento avvierà una procedura di destituzione nei suoi confronti.

Secondo Magyar, una volta avviata tale procedura, il presidente non sarebbe più in grado di esercitare i propri poteri costituzionali, consentendo al presidente del Parlamento di firmare l’emendamento al suo posto.

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«La fonte suprema del potere è il popolo ungherese»

Magyar ha concluso affermando che il Fidesz potrebbe adottare ulteriori misure incostituzionali nei prossimi giorni per impedire l’entrata in vigore dell’emendamento. Ciononostante, ha ribadito che il suo governo avrà la meglio, concludendo la sua dichiarazione con le parole: «La fonte ultima del potere è il popolo ungherese».

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