L’Ungheria si unisce ai paesi dell’UE che contestano la tassa sul carbonio: il vertice degenera in una discussione di tre ore

L’Ungheria si è unita a Italia, Polonia e Repubblica Ceca nel richiedere un rinvio del sistema di tariffazione del carbonio previsto dall’UE per il riscaldamento e i trasporti, scatenando una discussione durata tre ore in occasione di un vertice a Bruxelles. La maggior parte degli Stati membri ha respinto la proposta, sollevando interrogativi sul futuro di una delle principali politiche climatiche dell’Unione.

Quella che avrebbe dovuto essere una discussione su come affrontare l’impennata dei prezzi dell’energia in Europa si è trasformata in una lunga disputa sull’agenda climatica dell’UE in occasione del vertice del Consiglio europeo tenutosi giovedì a Bruxelles. L’Ungheria si è unita ad altri tre paesi nel chiedere all’Unione di rinviare, almeno fino al 2030, il previsto sistema di tariffazione delle emissioni di carbonio per i trasporti su strada e il riscaldamento degli edifici.

Secondo POLITICO, la prima sessione di negoziati è durata circa tre ore, ritardando il pranzo dei leader europei fino al tardo pomeriggio.

L’Italia, la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria hanno chiesto che il Sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE 2 (ETS2) venga rinviato di altri due anni, mentre l’Estonia ha suggerito di abbandonare del tutto la misura.

Tuttavia, la maggior parte degli Stati membri dell’UE ha respinto la proposta, che diversi diplomatici hanno definito inaccettabile.

Che cos’è l’ETS2 e perché è oggetto di controversia?

L’ETS2 è un sistema dell’UE già approvato, concepito per attribuire un prezzo alle emissioni di carbonio derivanti dai combustibili utilizzati per il trasporto su strada e per il riscaldamento degli edifici. In base alla normativa vigente, dovrebbe entrare in vigore nel 2028.

Il sistema mira a incoraggiare le famiglie e le imprese a passare ad alternative più pulite, rendendo i combustibili fossili più costosi. I critici, tuttavia, temono che possa comportare un aumento dei costi energetici e di trasporto per le famiglie, in particolare per coloro che non possono permettersi facilmente di ammodernare i propri impianti di riscaldamento o di modificare le proprie abitudini di spostamento.

La controversia riflette un crescente divario tra i governi che intendono proteggere le famiglie dall’aumento dei costi energetici e quelli determinati a mantenere gli impegni climatici dell’UE.

Sebbene la discussione di giovedì si sia concentrata sull’ETS2, il dibattito ha toccato anche l’attuale Sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) dell’Unione, che attribuisce un prezzo alle emissioni di carbonio prodotte dagli impianti industriali e dalle centrali elettriche.

Insieme, i due sistemi sono destinati a svolgere un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in tutta l’Unione europea.

Péter Magyar at EU summit
Foto: MTI

L’Ungheria si unisce a una coalizione in continua espansione che chiede cambiamenti

L’Italia e la Polonia si sono affermate come voci di spicco nel richiedere modifiche alle politiche dell’UE in materia di tariffazione del carbonio. I loro sforzi hanno ottenuto il sostegno di diversi altri paesi, tra cui l’Ungheria. Secondo POLITICO, un gruppo di Stati membri preoccupati per l’attuale sistema ETS (Emissions Trading Scheme) è passato da 10 paesi a marzo a 16 in occasione di una riunione guidata dalla Polonia all’inizio di questa settimana.

I paesi sostengono che la tariffazione del carbonio eserciti un’ulteriore pressione sulle bollette delle famiglie e sulle imprese in un momento in cui l’Europa sta affrontando difficoltà legate ai costi energetici e all’incertezza geopolitica. L’Italia e la Polonia hanno inoltre ottenuto il sostegno di Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Grecia a sostegno di una richiesta volta a rivalutare l’ETS2 e a posticiparne l’entrata in vigore almeno fino al 2030.

Tuttavia, tale coalizione ha faticato a conquistare il consenso della maggioranza dei leader dell’UE in occasione del vertice di giovedì.

La controversia emerge mentre la Commissione europea si appresta a rivedere l’attuale sistema ETS nel mese di luglio. Alcuni governi auspicano che tale revisione porti a un ulteriore allentamento del sistema, sebbene le riforme proposte prevedano già restrizioni sulle emissioni di carbonio meno rigorose nel prossimo decennio, al fine di concedere all’industria più tempo per investire in metodi di produzione più puliti.

I paesi nordici, la Francia e la Germania si oppongono alle modifiche

Diversi diplomatici dell’UE hanno riferito a POLITICO che i paesi nordici e i Paesi Bassi si oppongono fermamente alle modifiche all’ETS2. Anche la Francia e la Germania hanno sostenuto tale posizione. Ciononostante, il futuro politico dell’attuale ETS è diventato più incerto, dato che i partiti di estrema destra stanno guadagnando consensi in diversi paesi europei.

In Germania, l’Alternativa per la Germania (AfD), che si oppone all’ETS, ha rafforzato la propria posizione a seguito dei buoni risultati ottenuti nelle elezioni regionali di settembre. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen è in testa nei sondaggi in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

La pressione politica potrebbe complicare gli sforzi volti a mantenere il sostegno alle politiche climatiche dell’UE, in particolare se i costi energetici dovessero rimanere una delle principali preoccupazioni per gli elettori. Jordan Bardella, esponente di spicco del Rassemblement National, ha criticato a maggio in seno al Parlamento europeo l’attuale sistema di tariffazione del carbonio, chiedendosi chi ne sostenga in ultima analisi i costi.

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