Il Castello di Buda a Budapest potrebbe vietare completamente gli affitti tramite Airbnb a partire dal 2028

Il consiglio del Distretto I di Budapest ha proposto il divieto totale degli affitti di alloggi a breve termine nel quartiere del Castello di Buda a partire dal 2028, a seguito di un sondaggio locale in cui due terzi degli intervistati del quartiere storico si sono espressi a favore della misura. Sono inoltre allo studio norme più severe, multe sostanziali e nuovi poteri per la chiusura temporanea delle strutture ricettive.

Gli affitti a breve termine in stile Airbnb potrebbero scomparire del tutto dal quartiere del Castello di Buda a Budapest a partire dal 1° gennaio 2028, in base alle nuove proposte avanzate dal Comune del Distretto I. I piani rientrano in un più ampio sforzo volto a tutelare il carattere residenziale dell’area storica e la tranquillità dei suoi residenti.

Il Comune ha annunciato sulla propria pagina Facebook ufficiale che è stata redatta una bozza di regolamento sulla base dei riscontri ricevuti dai residenti. La proposta è ora sottoposta a consultazione pubblica.

Un sondaggio condotto a settembre ha coinvolto 4.503 residenti del distretto. Tra coloro che hanno risposto, il 58,6% si è espresso a favore di un divieto totale degli affitti a breve termine in tutto il distretto, mentre il sostegno alla misura ha raggiunto il 66% tra gli intervistati che vivono proprio nel Castello di Buda.

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La normativa proposta introdurrebbe regole diverse per il Castello di Buda e per il resto del Distretto I.

  • Castello di Buda: gli affitti di alloggi a breve termine potrebbero essere completamente vietati a partire dal 1° gennaio 2028.
  • Il resto del Distretto I: gli attuali gestori di alloggi che operano in condomini dovrebbero ottenere il consenso della comunità condominiale per poter proseguire la propria attività a partire dal 2028.
  • Maggiore rigore nell’applicazione delle norme: le autorità effettueranno controlli più rigorosi, con la possibilità di infliggere multe sostanziali e chiusure temporanee in caso di violazioni.

I piani non sono ancora definitivi. Il Comune invita i residenti e le altre parti interessate a presentare commenti e suggerimenti nel corso di un periodo di consultazione di 15 giorni. I commenti possono essere inviati all’indirizzo ai****@*****ar.hu e il Consiglio comunale dovrebbe deliberare sul regolamento definitivo nel mese di novembre.

I contratti di locazione esistenti beneficerebbero di un periodo di transizione

I proprietari di alloggi a breve termine situati nel Castello di Buda non sarebbero necessariamente tenuti a cessare immediatamente l’attività qualora la proposta venisse adottata. In base alla bozza di regolamento pubblicata sul sito web del Comune, i gestori di alloggi già registrati entro il 31 dicembre 2026 nell’area protetta del Patrimonio Mondiale potrebbero continuare a operare fino alla fine del 2027.

Ciò garantirebbe ai proprietari un periodo di transizione di un anno per prepararsi al divieto proposto, ha affermato il Comune.

Il Distretto I afferma che l’obiettivo principale è quello di tutelare il ruolo del Castello di Buda come luogo di vita e di salvaguardare gli interessi a lungo termine delle persone che considerano quella zona la propria casa.

On a warm summer’s day, tourists are admiring the view from Buda Castle in Budapest, Hungary, storm
Foto: Anadolu/İlkin Eskipehlivan

Sono state proposte multe fino a 2 milioni di HUF e chiusure temporanee

La bozza di regolamento introdurrebbe inoltre sanzioni più severe per i gestori di strutture ricettive che non rispettino le norme.

Il funzionario distrettuale sarebbe incaricato di verificare il rispetto delle norme. In caso di violazione, l’autorità potrebbe infliggere una sanzione pecuniaria e ordinare la chiusura temporanea della struttura ricettiva per 45 giorni.

Le ammende proposte verrebbero applicate per ogni ispezione:

  • 200.000 HUF (circa 546 EUR): per i privati e gli imprenditori individuali.
  • 2 milioni di HUF (circa 5.464 EUR): per le persone giuridiche e altre organizzazioni.

Le misure sono ancora in fase di proposta e la loro forma definitiva dipenderà dall’esito della consultazione pubblica e dalla decisione del consiglio, prevista per novembre.

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