La Russia vuole abbandonare la centrale nucleare Paks II in Ungheria?

Il panorama politico ungherese è cambiato radicalmente dopo la storica vittoria di Péter Magyar e del Partito Tisza, ma non tutti ne sono stati felici, in quanto sembra che la Russia possa voltare le spalle all’espansione nucleare di Paks II.
La Russia potrebbe lasciare il progetto nucleare dell’Ungheria così com’è
Sebbene il primo ministro entrante abbia segnalato che l’energia nucleare rimane importante per il mix energetico dell’Ungheria, ha anche sollevato preoccupazioni sui costi e sul quadro contrattuale del progetto, promettendo una revisione completa prima di qualsiasi decisione finale.
Questa posizione cauta ha portato a interpretazioni divergenti in patria e all’estero. I funzionari russi, tra cui Alexey Likhachev, hanno sottolineato la prosecuzione della cooperazione e hanno espresso fiducia in una “partnership pragmatica”.
Nel frattempo, i critici all’interno dell’Ungheria sostengono che il progetto è diventato finanziariamente e tecnicamente problematico, sottolineando i ritardi e le presunte prestazioni insufficienti dell’appaltatore russo, scrive Telex.

Complessità politiche e legali in vista
Il destino di Paks II sarà infine deciso al più alto livello politico, con ruoli chiave previsti per figure come István Kapitány e Anita Orbán nella definizione della politica energetica ed estera. Tuttavia, la decisione è tutt’altro che semplice.
Continuare il progetto richiederebbe di navigare nelle tese relazioni UE-Russia, negli ostacoli normativi e nel crescente scetticismo dell’opinione pubblica nei confronti delle partnership russe. D’altra parte, l’annullamento del progetto potrebbe innescare lunghe controversie legali e costringere l’Ungheria a identificare rapidamente soluzioni energetiche alternative, un compito non facile in un settore nucleare globale già sovraccarico.
Il cambiamento di posizione dell’Europa sul nucleare
Nonostante le tensioni politiche, l’energia nucleare ha riacquistato una certa popolarità in Europa, spinta dalle preoccupazioni per la sicurezza energetica e dagli obiettivi di decarbonizzazione. Sebbene non sia stata accolta universalmente, anche le voci tradizionalmente scettiche riconoscono ora il suo ruolo nella riduzione delle emissioni.
Paks II rimane uno dei progetti nucleari più avanzati dell’Unione Europea sulla carta, insieme agli sviluppi in Francia e in Slovacchia. Tuttavia, i progressi sono stati lenti e persiste l’incertezza sul futuro sostegno dell’UE, in particolare per quanto riguarda le approvazioni degli aiuti di Stato.
Ha sentito? Petrolio in cambio di denaro: Orbán segnala che il riavvio dell’oleodotto Druzhba potrebbe sbloccare un prestito UE di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Inoltre, Péter Magyar parla dei prezzi protetti del carburante: il Governo Tisza li manterrà?
Narrazioni contrastanti e prospettive incerte
Ad aumentare la complessità, un recente articolo dell’agenzia statale russa RIA Novosti ha suggerito che Rosatom potrebbe essere vicina a ritirarsi dall’Ungheria, nonostante abbia contemporaneamente sottolineato la sua disponibilità a collaborare. L’articolo ha anche difeso l’accordo originale, ritraendolo come economicamente favorevole e politicamente giustificato.
In patria, le opinioni rimangono profondamente divise. Alcuni vedono Paks II come un investimento necessario a lungo termine per l’indipendenza energetica, mentre altri lo considerano un progetto obsoleto e costoso legato a decisioni politiche passate.
Il nuovo governo ungherese deve scegliere: portare avanti un progetto controverso ma strategicamente importante, oppure allontanarsi e affrontare le conseguenze finanziarie, legali ed economiche. Entrambi i percorsi si preannunciano impegnativi.

