Lavorare in Ungheria potrebbe diventare più semplice per i professionisti extracomunitari grazie alle nuove norme dell’UE

Lavorare in Ungheria potrebbe diventare notevolmente più semplice per alcuni professionisti extracomunitari grazie a una nuova proposta della Commissione europea volta ad accelerare il riconoscimento delle qualifiche ottenute al di fuori dell’Unione europea. Le norme previste potrebbero ridurre le procedure, che attualmente richiedono più di un anno, a circa quattro mesi.
La Commissione europea ha presentato le misure il 15 settembre 2026 nell’ambito del suo nuovo pacchetto sulla mobilità equa del lavoro, un insieme più ampio di proposte volte a facilitare la mobilità dei lavoratori all’interno dell’UE, riducendo al contempo gli oneri amministrativi a carico dei datori di lavoro.
Secondo la Commissione europea, le procedure di riconoscimento delle qualifiche conseguite al di fuori dell’UE richiedono attualmente in media circa 14 mesi. In base agli standard comuni proposti, tale durata potrebbe ridursi a circa quattro mesi. La Commissione afferma che tali modifiche potrebbero inoltre ridurre fino alla metà i costi amministrativi a carico dei datori di lavoro legati all’assunzione di lavoratori qualificati provenienti dall’estero.
Cosa potrebbe cambiare per i professionisti extra-UE che lavorano in Ungheria?
Attualmente, i cittadini di paesi terzi che desiderano esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro dell’UE devono generalmente far riconoscere le proprie qualifiche professionali secondo le norme nazionali del paese in cui intendono lavorare.
Ciò significa che chi intende lavorare in Ungheria potrebbe trovarsi di fronte a una procedura diversa rispetto a un professionista in possesso della stessa qualifica che presenti domanda in Austria, Germania o in un altro paese dell’UE.
La Commissione intende ora introdurre norme comuni a livello dell’UE per il riconoscimento delle qualifiche ottenute al di fuori dell’Unione. Il sistema previsto riguarderebbe sia i cittadini dell’UE che hanno conseguito le proprie qualifiche in un paese terzo, sia i cittadini di paesi terzi che si trovano già nel Mercato unico o che presentano domanda dall’estero.
L’obiettivo non è quello di eliminare i requisiti professionali, ma di rendere il processo di valutazione più rapido e prevedibile in tutti gli Stati membri.
Per gli stranieri che intendono lavorare in Ungheria, ciò potrebbe quindi significare una minore incertezza riguardo alla durata del processo di riconoscimento e ai documenti e alle procedure che dovranno affrontare.
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Sette professioni potrebbero beneficiare di un trattamento speciale
La proposta è particolarmente ambiziosa per quanto riguarda sette professioni regolamentate per le quali esistono già requisiti minimi di formazione a livello dell’Unione europea.
Si tratta di medici, infermieri di assistenza generale, dentisti, ostetriche, farmacisti, medici veterinari e architetti.

In base al piano della Commissione, i titoli di studio rilasciati da istituzioni accreditate al di fuori dell’UE potrebbero essere riconosciuti automaticamente qualora le istituzioni e i programmi in questione abbiano superato la necessaria valutazione europea di garanzia della qualità.
Le sette professioni in questione beneficiano già di un sistema di riconoscimento automatico delle qualifiche dell’UE ai sensi delle norme europee vigenti. La nuova proposta potrebbe estendere un percorso analogo a determinate qualifiche ottenute al di fuori dell’Unione.
Ciò potrebbe rivelarsi particolarmente significativo nelle professioni in cui i paesi europei faticano a reclutare personale sufficientemente qualificato.
Il riconoscimento non conferirebbe automaticamente il diritto di lavorare in Ungheria
Esiste tuttavia un’importante distinzione per i cittadini extracomunitari.
Il riconoscimento di una qualifica professionale non conferirebbe di per sé il diritto di entrare in Ungheria, di risiedere nel Paese o di intraprendere un’attività lavorativa.
La Commissione europea afferma esplicitamente che gli Stati membri dell’UE manterrebbero il controllo su chi viene ammesso nel proprio territorio e sugli standard che i professionisti devono soddisfare prima di poter esercitare una professione regolamentata.
In pratica, un cittadino di un paese terzo interessato a lavorare in Ungheria potrebbe quindi comunque aver bisogno dei relativi permessi di soggiorno e di lavoro, anche se il riconoscimento della propria qualifica professionale dovesse diventare più rapido.
La proposta mira pertanto a rimuovere un importante ostacolo amministrativo, piuttosto che a sostituire le norme nazionali in materia di immigrazione.
Quando potrebbero entrare in vigore le nuove norme?
Non vi saranno cambiamenti immediati. Le misure presentate dalla Commissione sono proposte legislative e devono ancora essere esaminate e adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.
Se approvate, le modifiche verrebbero introdotte gradualmente. La Commissione afferma che un riconoscimento più semplice delle qualifiche extra-UE dovrebbe diventare operativo entro due anni dall’adozione della normativa. Altri elementi del pacchetto più ampio, tra cui le qualifiche digitali e le modifiche relative alle professioni regolamentate, dovrebbero seguire entro tre anni.
Il pacchetto più ampio introdurrebbe inoltre strumenti digitali per le qualifiche e i documenti previdenziali, rafforzando al contempo la cooperazione a livello dell’UE contro gli abusi che coinvolgono i lavoratori mobili e quelli provenienti da paesi terzi.
Per i professionisti extra-UE che intendono lavorare in Ungheria, vale quindi la pena seguire da vicino la proposta. Essa non eliminerebbe i requisiti in materia di immigrazione né garantirebbe l’accettazione di ogni titolo di studio straniero, ma potrebbe rendere sostanzialmente più rapida e trasparente una delle fasi più complesse dell’accesso a una professione regolamentata in Europa.
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