Ultime notizie: il parlamento ungherese sospende l’immunità del primo ministro Magyar in relazione a un presunto furto di telefono

Il Parlamento ungherese ha sospeso l’immunità parlamentare del primo ministro Péter Magyar, aprendo la strada a un’indagine penale su un presunto furto di telefono risalente al 2024.
La decisione è stata approvata con 139 voti a favore, nessun voto contrario e nessuna astensione nel corso di una seduta parlamentare straordinaria tenutasi lunedì. Secondo quanto riportato da Telex, i gruppi parlamentari Fidesz e KDNP non hanno preso parte alla seduta.
Il caso riguarda un episodio verificatosi presso il locale notturno Ötkert di Budapest nel giugno del 2024, poco dopo le elezioni del Parlamento europeo.
Presunto lancio di un telefono nel Danubio
Secondo la versione dell’accusa, il 21 giugno 2024 Magyar sarebbe stato coinvolto in una discussione con un uomo che lo stava riprendendo all’interno del locale notturno. Magyar avrebbe sottratto il telefono all’uomo per poi gettarlo nel Danubio.
Il telefono è stato successivamente recuperato dal fiume con l’aiuto di sommozzatori. All’epoca i pubblici ministeri affermarono che le circostanze potevano costituire il reato di furto.
Il caso è stato inizialmente complicato dall’immunità di cui godeva Magyar in qualità di membro del Parlamento europeo. Nel settembre 2024, la Procura ungherese ha chiesto al Parlamento europeo di sospendere la sua immunità, ma la richiesta non è stata accolta. L’indagine è stata quindi archiviata.

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Dopo che Magyar è passato dal Parlamento europeo all’Assemblea nazionale ungherese nel maggio 2026, l’indagine ha potuto riprendere e i pubblici ministeri hanno nuovamente richiesto la sospensione della sua immunità – questa volta da parte del parlamento ungherese.
La sospensione non implica che Magyar sia stato ritenuto colpevole. Essa revoca la tutela giuridica che attualmente impedisce l’adozione di misure investigative dirette contro di lui e consente il proseguimento del procedimento penale.
Magyar ha chiesto ai deputati di sospendere la sua immunità
Lo stesso Magyar aveva esortato i suoi colleghi parlamentari di Tisza a votare a favore della sospensione della propria immunità. Parlando della questione, il primo ministro ha affermato che tutti dovrebbero assumersi le proprie responsabilità dinanzi alla legge e che egli non aveva nulla da nascondere. Ha negato di aver commesso un reato e ha dichiarato che, nelle stesse circostanze, agirebbe nuovamente allo stesso modo.
Magyar ha inoltre sostenuto che la Procura stesse tentando di accostare il suo caso a quelli che egli ha definito casi di corruzione ben più gravi. Ha criticato quelli che ha definito i membri dell’ex apparato giudiziario dell’era Orbán e ha accusato le autorità di cercare di distogliere l’attenzione dalle presunte corruzioni avvenute durante il precedente governo.
La Procura ha respinto le critiche di Magyar, affermando che il ruolo delle autorità è quello di condurre i procedimenti in modo legittimo ed equo.
Il Parlamento revoca l’immunità anche in altri due casi
Magyar non è stato l’unico politico a cui è stata sospesa l’immunità durante la seduta straordinaria di lunedì.
Il Parlamento ha inoltre votato con 139 voti a favore, 0 contrari e nessuna astensione per sospendere l’immunità dell’ex ministro del Fidesz Balázs Hankó e del deputato del KDNP Miklós Seszták. I loro casi riguardano indagini separate su presunti reati legati, rispettivamente, al Fondo Nazionale per la Cultura e alla società Volánbusz.

Le votazioni sono avvenute nonostante la Commissione parlamentare per l’immunità non fosse riuscita a raggiungere la maggioranza a favore della revoca delle tutele. La seduta plenaria ha tuttavia approvato tutte e tre le sospensioni.
Per saperne di più sul caso: Diritti di immunità in Ungheria: la Procura chiede la sospensione per il primo ministro Magyar e due ex ministri del Fidesz
Per quanto riguarda Magyar, la decisione rimuove ora l’ostacolo parlamentare alle misure investigative relative al caso delle intercettazioni telefoniche, che si protrae da tempo. Spetta ora alle autorità stabilire se le prove giustifichino l’avvio di ulteriori procedimenti a suo carico.


