L’ambasciatore yemenita Ahmed Abdullah Nagi: Perché il mondo non dovrebbe permettere che Bab al-Mandab diventi “un altro Hormuz”

Bab al-Mandab: tra sicurezza globale e tragedia umana nello Yemen.
Di: Ambasciatore Ahmed Abdullah Nagi
Incaricato d’affari dell’Ambasciata della Repubblica dello Yemen a Budapest
Bab al-Mandab non è più solo un passaggio marittimo che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden; è diventato uno dei più importanti indicatori di stabilità nel sistema economico globale. Ogni minaccia rivolta a questo stretto ha ripercussioni dirette sul commercio internazionale, sulla sicurezza energetica, sulle catene di approvvigionamento, sui costi di trasporto marittimo e sui premi assicurativi. Con l’intensificarsi degli attacchi degli Houthi alla navigazione marittima, la comunità internazionale si trova di fronte a una vera e propria prova: agirà in modo preventivo per impedire che Bab al-Mandab diventi un altro Hormuz, oppure si limiterà a gestire le crisi solo dopo che si saranno verificate?
Circa il 13% del commercio mondiale transita attraverso Bab al-Mandab, insieme a una parte significativa delle esportazioni di petrolio e gas destinate all’Europa e all’Asia. Ciò significa che qualsiasi interruzione prolungata di questo passaggio minaccia non solo le nazioni della regione, ma l’intera economia globale a causa dell’aumento dei costi di trasporto e assicurativi, delle interruzioni delle catene di approvvigionamento e dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Pertanto, la sicurezza di Bab al-Mandab non è più solo una questione yemenita o mediorientale, ma è diventata una preoccupazione internazionale condivisa.

In questo contesto, le recenti minacce lanciate dalle milizie Houthi, che affermano di voler imporre un «embargo» alla navigazione marittima saudita nel Mar Rosso, sono ingiustificate. Queste milizie terroristiche sostengono che tale blocco della navigazione marittima saudita sia una risposta al blocco imposto allo Yemen. In realtà, non esiste alcun blocco nei confronti dello Yemen; vi sono piuttosto restrizioni alla libertà di movimento degli Houthi a seguito del loro colpo di Stato del 2014, in particolare a partire dal 2015, in ottemperanza a decisioni internazionali, prima fra tutte la risoluzione n. 2216 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2015.
Al contrario, il Regno dell’Arabia Saudita ha fornito un sostegno umanitario, allo sviluppo ed economico illimitato al popolo yemenita durante la fase più grave della storia contemporanea dello Yemen. Senza tale sostegno, le sofferenze del popolo yemenita si sarebbero intensificate e aggravate.
I dati ufficiali indicano il flusso costante di navi commerciali e di soccorso verso i porti sotto il controllo degli Houthi. Dall’inizio del 2026, oltre 300 navi sono entrate in questi porti, tra cui 157 navi cariche di generi alimentari, 104 navi che trasportavano materiali da costruzione e 45 navi che trasportavano derivati del petrolio. Queste cifre smentiscono la tesi di un blocco totale e confermano il proseguimento dei flussi commerciali e delle forniture umanitarie.
Al contrario, gli sviluppi militari indicano le crescenti capacità offensive degli Houthi sulla costa occidentale dello Yemen, compreso il dispiegamento di missili, droni e imbarcazioni d’assalto, oltre alle segnalazioni di un continuo sostegno logistico e di intelligence da parte dell’Iran, compreso il ritorno nel Mar Rosso della nave iraniana precedentemente nota come «Saviz» con un nuovo nome. Ciò riflette il fatto che quanto sta avvenendo non rappresenta uno sviluppo locale isolato, ma rientra piuttosto in una più ampia strategia iraniana volta ad acquisire un’influenza sui più importanti passaggi marittimi internazionali.
Da qui emerge il paragone con lo Stretto di Ormuz. Nel corso degli ultimi decenni il mondo si è abituato ad affrontare le minacce rivolte a tale stretto come parte integrante del panorama di sicurezza nel Golfo, nonostante le perturbazioni economiche che esse causano. Oggi la comunità internazionale si trova di fronte alla possibilità che lo stesso scenario si ripeta a Bab al-Mandab, ma per mano di proxy iraniani nello Yemen, poiché il Mar Rosso e Bab al-Mandab sono oggetto di minacce crescenti rivolte contro la navigazione internazionale, mentre il gruppo Houthi, sostenuto dall’Iran, continua a utilizzare questo passaggio marittimo vitale come strumento di pressione politica e militare. Se l’interruzione della navigazione o la minaccia di interromperla dovessero diventare uno strumento politico accettabile, il mondo si troverebbe di fronte a un pericoloso precedente che minaccerebbe uno dei passaggi marittimi più critici del XXI secolo. Il pericolo risiede non solo nell’impatto diretto sulle navi mercantili, ma anche nella potenziale creazione di un nuovo equilibrio di sicurezza marittima nella regione, basato sull’utilizzo dei passaggi internazionali come mezzo per imporre la propria volontà politica e ottenere vantaggi geopolitici.
Arabia Saudita: dalla gestione delle crisi alle opportunità di pacificazione
In questo contesto di sfide, non si può trascurare il ruolo fondamentale svolto dall’Arabia Saudita nel sostenere la stabilità dello Yemen. Sin dall’inizio della crisi, il ruolo saudita non si è limitato a sostenere il governo legittimo dello Yemen, ma ha incluso l’avvio di uno dei più vasti programmi di assistenza umanitaria e allo sviluppo attraverso il Centro di Aiuto Umanitario e Soccorso Re Salman, il sostegno alla Banca Centrale dello Yemen, il finanziamento del carburante necessario per garantire i servizi di base e la realizzazione di progetti nei settori della sanità, dell’istruzione, dell’approvvigionamento idrico e della sicurezza alimentare. Tale sostegno ha mitigato il deterioramento della situazione umanitaria e ha impedito il completo collasso delle istituzioni statali.
L’Arabia Saudita ha inoltre svolto un ruolo centrale nella promozione di soluzioni politiche, guidando — in coordinamento con l’Oman e le Nazioni Unite — intensi sforzi volti a porre fine alla guerra e a raggiungere una soluzione globale. Il governo yemenita ha dimostrato una chiara flessibilità nel partecipare a tali iniziative, sulla base della convinzione che una pace giusta sia l’unica via per porre fine alle sofferenze del popolo yemenita e ricostruire lo Stato. Tuttavia, la continua escalation militare da parte degli Houthi ha impedito progressi tangibili, evidenziando la necessità di una posizione internazionale più decisa a sostegno del processo di pace e volta a chiamare le parti che ostacolano tale processo a rispondere delle proprie azioni.
Yemen: quando i bambini diventano le vittime più innocenti
La sicurezza marittima non può essere separata dalla realtà umanitaria nello Yemen. Mentre il mondo concentra la propria attenzione sui movimenti navali nel Mar Rosso, milioni di yemeniti subiscono una delle peggiori crisi umanitarie dell’era moderna. La guerra ha distrutto l’economia, indebolito le istituzioni statali, causato il declino dei servizi essenziali e spinto milioni di famiglie nella povertà e allo sfollamento.
La cosa più dolorosa è che le vittime principali di questa guerra sono proprio i bambini. Un’intera generazione è cresciuta in un ambiente dominato dalla paura e dalla violenza, privo di opportunità di istruzione, assistenza sanitaria e stabilità psicologica. Questi bambini hanno bisogno non solo di cibo e medicine, ma anche di opportunità concrete per riprendere in mano le proprie vite e costruirsi un futuro. Se la guerra dovesse continuare, lo Yemen perderà non solo il proprio presente, ma anche il proprio futuro, poiché la ricostruzione dello Stato inizia con la ricostruzione delle persone.
Pertanto, sostenere la pace nello Yemen non dovrebbe essere considerato semplicemente come un obbligo morale, ma come un investimento nella sicurezza regionale e internazionale. Ogni bambino che torna a scuola rappresenta un passo verso la stabilità; ogni istituzione che riprende le proprie attività riduce le possibilità di estremismo e violenza; e ogni progresso nel processo di pace si riflette direttamente sulla sicurezza del Mar Rosso e sulla stabilità del commercio globale.
Una responsabilità che va oltre la protezione delle vie di navigazione
La protezione di Bab al-Mandab non può essere garantita esclusivamente mediante l’impiego di un maggior numero di navi da guerra o il rafforzamento delle pattuglie militari, per quanto importanti possano essere tali misure. È necessaria una visione globale che affronti le cause profonde della crisi. Una stabilità duratura inizia con il recupero da parte dello Stato yemenita delle proprie istituzioni e della propria sovranità e con il sostegno al governo legittimo, unitamente alla promozione degli sforzi di sviluppo e ricostruzione, parallelamente a una pressione internazionale costante volta a garantire la libertà di navigazione e ad assicurare alla giustizia coloro che la minacciano.
Trump mette in guardia l’Iran in merito alla morte di soldati statunitensi
Oggi la comunità internazionale si trova di fronte a due scelte chiare: intraprendere un’azione preventiva per impedire che Bab al-Mandab diventi «un altro Hormuz», oppure attendere che si consolidi una nuova realtà in cui il commercio globale diventi ostaggio delle crisi regionali.
La protezione di Bab al-Mandab non è responsabilità esclusiva dello Yemen, ma dell’intera comunità internazionale. Si tratta della tutela della libertà del commercio globale, della sicurezza energetica e della stabilità economica internazionale. Allo stesso tempo, è la tutela del futuro di milioni di yemeniti che meritano di vivere in uno Stato sicuro e stabile, non su un campo di battaglia a cielo aperto.
La stabilità dello Yemen è la vera garanzia della sicurezza del Mar Rosso, e la sicurezza del Mar Rosso è parte integrante della sicurezza globale.
L’ex presidente iraniano si è recato a Budapest per incontri segreti con il Mossad, secondo quanto sostiene il «New York Times»

