Bruxelles avverte che l’Ungheria potrebbe non recuperare tutti i fondi UE congelati prima della scadenza

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Il nuovo governo ungherese guidato da Péter Magyar sta già affrontando il primo importante test per ricostruire le relazioni con la Commissione Europea, mentre proseguono le intense trattative sui miliardi di euro di fondi di recupero congelati dall’UE.

Secondo quanto riportato da Politico, citato da 444.hu, Bruxelles è sempre più scettica sul fatto che l’Ungheria sarà in grado di accedere all’intera somma di 10,4 miliardi di euro disponibile nell’ambito della Recovery and Resilience Facility (RRF) post-pandemia dell’Unione Europea prima della scadenza finale di fine agosto.

I fondi sono stati congelati durante il governo di Viktor Orbán a causa di preoccupazioni relative allo stato di diritto, rischi di corruzione e problemi di trasparenza.

La controversia si concentra sulla quantità di denaro che l’Ungheria può ancora garantire

Secondo quanto riferito, il dibattito tra Bruxelles e il governo entrante guidato da Tisza non riguarda più il fatto che l’Ungheria riceverà o meno i fondi, ma piuttosto quanto realisticamente si può ancora richiedere entro il periodo di tempo rimanente.

Il pacchetto consiste in 6,5 miliardi di euro di sovvenzioni e 3,9 miliardi di euro di prestiti.

Secondo quanto riferito dai funzionari della Commissione Europea, non c’è più tempo sufficiente perché l’Ungheria completi tutte le riforme e le tappe del progetto necessarie per sbloccare l’intero importo.

Secondo le fonti di Politico, Bruxelles sta incoraggiando la nuova amministrazione ungherese a concentrarsi sulla garanzia della componente di sovvenzione, abbandonando almeno una parte del pacchetto di prestiti.

Si dice che i funzionari della Commissione siano preoccupati non solo per i tempi limitati, ma anche per le finanze pubbliche ungheresi in tensione. Il debito nazionale dell’Ungheria è attualmente pari a circa il 75% del PIL, mentre il deficit di bilancio potrebbe avvicinarsi al 7% entro il 2026, secondo i rapporti.

Il governo di Tisza spinge per l’intero importo

Per Péter Magyar e il suo Partito Tisza, tuttavia, il recupero dell’intero importo dei fondi UE congelati è una promessa politica fondamentale.

Kinga Kollár, europarlamentare del Partito Tisza, ha dichiarato a Politico che il partito rimane ottimista sulla possibilità di sbloccare tutte le risorse UE bloccate.

Péter Magyar and Ursula von der Leyen
Foto: Facebook/Péter Magyar

A porte chiuse, secondo quanto riferito, le discussioni stanno anche testando quanto Bruxelles possa essere flessibile nei confronti delle riforme democratiche e anti-corruzione sotto la nuova leadership politica dell’Ungheria. Sebbene le relazioni tra l’Ungheria e le istituzioni dell’Unione Europea sembrino migliorare dopo il cambio di governo, i funzionari dell’UE avrebbero insistito sul fatto che le condizioni e le aspettative legali del blocco rimangono invariate.

Il tempo stringe prima della scadenza di agosto

La sfida è particolarmente urgente perché l’Ungheria è l’unico Stato membro dell’UE che non ha ancora iniziato a prelevare denaro dalla Recovery and Resilience Facility.

Secondo le regole dell’UE, tutti gli obiettivi e gli impegni di spesa legati al RRF devono essere completati entro il 31 agosto 2026. Eventuali fondi non utilizzati andranno persi in modo permanente.

In precedenza, il Governo Orbán non è riuscito a implementare completamente le cosiddette “27 super pietre miliari” richieste da Bruxelles, tra cui le garanzie anticorruzione, le riforme della trasparenza e le misure di indipendenza giudiziaria.

Sebbene il governo uscente abbia compiuto progressi parziali in alcune aree, diverse richieste dell’UE sono rimaste insoddisfatte.

I progetti esistenti potrebbero essere ‘rietichettati’ per risparmiare fondi

Secondo Népszava, il nuovo governo sta prendendo in considerazione una lista di progetti sovradimensionati che superano la dotazione finanziaria totale disponibile, sperando che almeno l’importo massimo possibile possa essere approvato prima della scadenza.

Una possibile soluzione discussa consiste nel ‘rietichettare’ i progetti già completati o in corso, precedentemente finanziati attraverso i fondi di coesione, in modo che possano essere conteggiati nel quadro del Fondo di recupero.

Una fonte della Commissione europea ha dichiarato al giornale che circa 800 milioni di euro di progetti potrebbero già essere presi in considerazione per tale riclassificazione. Questi potrebbero includere gli investimenti per l’efficienza energetica completati negli ultimi anni.

Questa strategia potrebbe far guadagnare tempo prezioso perché i fondi di coesione hanno regole di spesa più flessibili e scadenze di attuazione più lunghe rispetto al RRF.

I grandi progetti infrastrutturali potrebbero rivelarsi impossibili

Alcuni progetti originariamente inclusi nel piano di recupero dell’Ungheria sono ora considerati altamente irrealistici nei pochi mesi che mancano alla scadenza.

Tra questi c’è la modernizzazione delle linee ferroviarie suburbane HÉV di Budapest, un progetto infrastrutturale massiccio che difficilmente potrà essere completato in tempo.

Secondo Népszava, un’opzione potrebbe prevedere la creazione di organizzazioni separate responsabili del completamento di tali sviluppi dopo agosto, pur mantenendo parte della struttura di finanziamento dell’UE.

Secondo quanto riferito da fonti vicine al Partito Tisza, la loro priorità principale è quella di garantire che la maggior parte possibile dei finanziamenti UE sostenga investimenti a lungo termine a beneficio dell’economia ungherese.

Cosa succederà? Il programma ha rivelato come Péter Magyar sarà eletto Primo Ministro questo fine settimana.

Continuano i negoziati informali prima dell’insediamento ufficiale

I colloqui rimangono tecnicamente informali per ora, perché l’inaugurazione ufficiale di Péter Magyar come Primo Ministro è prevista solo per sabato.

Tuttavia, i colloqui tra i funzionari ungheresi e dell’UE sono già in corso a livello tecnico, concentrandosi su quali parti del piano di ripresa originale dell’Ungheria rimangono fattibili e quali nuove riforme potrebbero essere realisticamente completate entro pochi mesi.

Se se l’è perso: Ursula von der Leyen: Il tempo sta per scadere per il nuovo governo ungherese; sono necessarie riforme rapide

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