I progetti edilizi in Ungheria potrebbero essere sospesi per sei mesi a causa di violazioni ambientali

L’Ungheria ha inasprito le norme edilizie, consentendo alle autorità di sospendere le procedure di autorizzazione e di bloccare le nuove licenze edilizie o di impianto per almeno sei mesi qualora un progetto violi i requisiti in materia di tutela ambientale o della natura.
Il Parlamento ungherese ha approvato alcuni emendamenti alle norme edilizie nazionali che inaspriscono in modo significativo le conseguenze delle violazioni ambientali nei grandi progetti di sviluppo.
In base al nuovo quadro normativo, qualora le autorità accertino una violazione dei requisiti in materia di tutela ambientale o della natura, la relativa procedura di concessione edilizia dovrà essere sospesa. Inoltre, i permessi per nuove costruzioni o impianti potranno essere negati fino a quando la situazione di illegittimità non sarà sanata — e per un periodo minimo di sei mesi. Kormány.hu
Il Primo Ministro Péter Magyar ha presentato la misura come risposta a casi precedenti in cui progetti di grande portata erano proseguiti nonostante le preoccupazioni di natura ambientale.
«Negli ultimi anni abbiamo constatato le conseguenze che si verificano quando, a seguito della violazione delle norme ambientali nel corso di un investimento prioritario, non viene intrapresa alcuna azione. Ora intendiamo porre fine a questa situazione», ha affermato Magyar in un video in cui annunciava la modifica. Kormány.hu
Le modifiche interessano anche i grandi complessi residenziali legati al programma Otthon Start, dove alcuni progetti prioritari potrebbero subire restrizioni temporanee nel rilascio delle autorizzazioni mentre il governo ridefinisce la propria politica generale in materia di edilizia residenziale.
Anche i progetti Otthon Start devono fare i conti con nuove restrizioni
L’emendamento riguarda specificatamente alcuni progetti edilizi su larga scala collegati al programma governativo di mutui immobiliari «Otthon Start», caratterizzato da un tasso fisso del 3%.
Nell’ambito di tale programma, i grandi progetti immobiliari possono ottenere lo status di investimento prioritario qualora soddisfino determinate condizioni.
Secondo l’Ufficio del programma Otthon Start del governo, i progetti idonei devono generalmente comprendere almeno 250 alloggi, di cui almeno il 70% deve soddisfare i criteri di ammissibilità del programma. Lo status di priorità può accelerare in modo significativo le procedure amministrative e di autorizzazione.
Le ultime modifiche, tuttavia, introducono la possibilità di sospendere temporaneamente il rilascio delle autorizzazioni anche per i progetti che hanno già ottenuto lo status di priorità.
Il governo sostiene che ciò sia necessario poiché alcuni progetti su larga scala di “Otthon Start”, pianificati in precedenza, devono ora essere coordinati con un programma di edilizia residenziale più ampio, attualmente in fase di elaborazione. L’emendamento consente al governo di stabilire, mediante decreto, un periodo durante il quale le autorità non potranno rilasciare nuove autorizzazioni per determinati progetti “Otthon Start” già considerati prioritari.
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Ciò potrebbe avere un impatto significativo per i promotori immobiliari, poiché lo status di priorità era stato originariamente concepito per accelerare tali progetti. In pratica, il nuovo quadro normativo implica che un progetto in via prioritaria potrebbe comunque subire una sospensione qualora venissero violate le norme ambientali o qualora fosse necessario allineare il progetto alla politica abitativa rivista dal governo.
Nuove norme per l’esportazione di materiali da costruzione
Il pacchetto parlamentare elimina inoltre una precedente restrizione sulle esportazioni di materiali da costruzione.
Dal 2021, le imprese che intendono esportare determinati materiali da costruzione sono tenute a darne preavviso allo Stato ungherese. Lo Stato disponeva inoltre di un diritto di prelazione sui prodotti in questione.
Tale sistema verrà ora abolito. Gli esportatori non saranno più tenuti a presentare tale notifica e lo Stato perderà il diritto di intervenire in tali transazioni o di acquistare i materiali prima che vengano esportati.
La modifica fa seguito a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la quale ha ritenuto che il meccanismo ungherese limitasse la libera circolazione delle merci e fosse pertanto in contrasto con il diritto dell’Unione. La Commissione europea ha successivamente avviato una procedura di infrazione dopo che la misura è rimasta in vigore.
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