L’Ungheria riduce di due terzi la richiesta di prestito dell’UE per la difesa: potrebbe ciò avvicinare anche l’adozione dell’euro?

L’Ungheria ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea per un piano di investimenti nella difesa pari a 5,4 miliardi di euro, circa un terzo dell’importo inizialmente richiesto dal governo di Viktor Orbán. Il prestito dell’UE, più conveniente, potrebbe contribuire a finanziare importanti progetti infrastrutturali, alleggerire la pressione sul bilancio dello Stato e, potenzialmente, rendere più agevole per l’Ungheria il rispetto dei requisiti fiscali necessari per l’adozione dell’euro.

La Commissione europea ha approvato il piano rivisto il 28 ottobre, dopo aver espresso perplessità in merito alla richiesta originaria dell’Ungheria, pari a 17,4 miliardi di euro, tra cui questioni relative ai costi di appalto. La nuova proposta, del valore di circa 2.000 miliardi di HUF, rientra nel programma dell’UE «Security Action for Europe» (SAFE).

L’approvazione della Commissione rappresenta un passo importante, ma il piano deve ancora essere esaminato dal Consiglio dell’Unione europea prima che l’Ungheria possa procedere con le fasi successive.

Per quali scopi l’Ungheria può utilizzare il prestito SAFE?

Il programma SAFE offre agli Stati membri dell’UE l’accesso a prestiti a lungo termine a condizioni favorevoli per rafforzare le capacità di difesa e la prontezza militare. I finanziamenti possono coprire anche alcune infrastrutture a duplice uso, ovvero progetti che servono sia a scopi civili che militari.

Secondo il G7, in Ungheria ciò potrebbe potenzialmente includere lo sviluppo della rete ferroviaria, il nuovo ponte sul Danubio a Mohács e il potenziamento della rete autostradale, oltre agli investimenti nel settore della difesa.

Il governo dovrà ancora decidere se utilizzare il prestito per progetti già pianificati o per finanziare nuovi investimenti, nonché con quale tempistica attingere ai fondi.

Il ministro della Difesa Romulusz Ruszin-Szendi ha affermato a settembre che l’Ungheria dovrebbe tenere conto della propria capacità economica nel decidere l’ammontare del prestito, poiché il denaro dovrà alla fine essere rimborsato. Ha inoltre suggerito che il prestito potrebbe coprire contratti di difesa già in essere o anticipare investimenti originariamente previsti per gli anni successivi.

Un prestito di entità inferiore a seguito delle preoccupazioni sul piano originario

La richiesta rivista fa seguito alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione europea e da Péter Magyar, il cui partito Tisza ha riconsiderato i piani dopo aver vinto le elezioni dell’aprile 2026.

In base alla proposta originaria, i fondi avrebbero potuto andare a beneficio di società legate a importanti personalità del mondo imprenditoriale ungherese, tra cui il gruppo 4iG di Jászai Gellért, che detiene partecipazioni nel settore della difesa, e imprese edili associate a Lőrinc Mészáros e László Szíjj. Le preoccupazioni vertevano in parte sui rischi di corruzione e sui costi degli appalti.

L’Ungheria aveva inizialmente richiesto uno dei prestiti più ingenti tra i paesi partecipanti. Con la richiesta rivista di 5,4 miliardi di euro, si colloca ora nella fascia media.

La Polonia è il principale potenziale beneficiario, con 43,7 miliardi di euro, che rappresentano quasi un terzo della capacità di prestito del programma, pari a 150 miliardi di euro.

Otto Stati membri dell’UE – Austria, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia – hanno deciso di non ricorrere ai prestiti previsti dal programma. Ciò riflette in parte le differenze nelle opzioni di finanziamento dei vari paesi: i governi in grado di ottenere prestiti a condizioni vantaggiose sui mercati finanziari potrebbero ritenere meno allettanti le condizioni del programma SAFE.

A seguito dell’ultimo annuncio della Commissione, rimangono da assegnare poco più di 21 miliardi di euro. Si prevede che la Commissione metta a disposizione degli Stati membri i fondi non utilizzati nell’ambito di un’altra tornata di richieste.

Il prestito potrebbe alleviare la pressione sul bilancio dell’Ungheria?

Il prestito di 5,4 miliardi di euro equivale all’incirca a un anno di spesa per la difesa dell’Ungheria, il che illustra l’entità del finanziamento rispetto alle finanze pubbliche del Paese.

Il disavanzo di bilancio centrale previsto dall’Ungheria per il 2026 ammonta a 7.110 miliardi di HUF. Sebbene i fondi SAFE possano essere utilizzati nell’arco di diversi anni, essi rappresentano una fonte di finanziamento sostanziale rispetto al bilancio dello Stato.

Il prestito potrebbe contribuire ad alleggerire la pressione sulle finanze pubbliche qualora il governo lo utilizzasse per finanziare investimenti che altrimenti sarebbero stati finanziati tramite prestiti sul mercato a condizioni più onerose. La riduzione degli oneri finanziari potrebbe, a sua volta, contribuire a ridurre il disavanzo di bilancio.

Tuttavia, l’effetto dipenderà dall’utilizzo che verrà fatto di tali fondi. Il prestito non elimina né il costo degli investimenti né l’obbligo di rimborsare i fondi presi in prestito.

Perché l’euro potrebbe entrare in gioco

I potenziali risparmi di bilancio sono rilevanti poiché l’Ungheria dovrebbe ridurre significativamente il proprio disavanzo per soddisfare i criteri di bilancio necessari all’adozione dell’euro.

Allo stesso tempo, i membri della NATO dovrebbero aumentare la spesa per la difesa e quella ad essa correlata fino al 5% del PIL entro il 2035, rispetto ai livelli attuali pari a circa il 2%.

Ciò rappresenta una sfida per l’Ungheria: se intende procedere verso l’adozione dell’euro, dovrà rafforzare le proprie capacità di difesa e, al contempo, riportare le finanze pubbliche su un piano più sostenibile.

Garantendo l’accesso a finanziamenti più convenienti per gli investimenti ammissibili, il prestito SAFE potrebbe facilitare il perseguimento di entrambi gli obiettivi. Resta tuttavia da vedere in che modo il governo destinerà i fondi e se i risparmi che ne deriveranno saranno sufficienti a incidere in modo significativo sul disavanzo di bilancio e sul percorso dell’Ungheria verso l’euro.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *