Il presidente ungherese uscente Sulyok condanna l’emendamento costituzionale nonostante abbia firmato la legge che pone fine al suo mandato

Il presidente ungherese uscente Tamás Sulyok ha presentato una protesta formale insolitamente forte contro il 17° emendamento alla Legge fondamentale ungherese, sostenendo che le disposizioni chiave minano lo Stato di diritto, la democrazia e la separazione dei poteri – proprio mentre firmava la legge che pone fine al suo mandato presidenziale.
Il decreto presidenziale, pubblicato sabato dopo che Sulyok ha firmato l’emendamento costituzionale trasformandolo in legge, va ben oltre la dichiarazione video da lui diffusa in precedenza lo stesso giorno. In essa, il capo dello Stato afferma di nutrire «gravi obiezioni di merito» nei confronti di diverse parti dell’emendamento, ma insiste sul fatto che la Costituzione ungherese non gli abbia lasciato praticamente alcuna alternativa giuridica se non quella di promulgarlo.
Il presidente afferma che l’emendamento minaccia i principi costituzionali
Sebbene Sulyok abbia accolto con favore alcuni elementi dell’emendamento, tra cui il ripristino di poteri più ampi per la Corte costituzionale, ha sostenuto che altre disposizioni sono fondamentalmente incompatibili con l’ordinamento costituzionale ungherese, secondo quanto riporta 444.hu.
Ha sottolineato in particolare le misure che introducono limiti di mandato e consentono la destituzione di determinati titolari di cariche pubbliche, descrivendo queste ultime come di fatto mirate a specifici individui. Secondo Sulyok, tali disposizioni violano i principi dello Stato di diritto, della democrazia rappresentativa e della separazione dei poteri.
Il presidente ha scritto di ritenere incompatibili con i fondamenti costituzionali dell’Ungheria tutte le disposizioni costituzionali che interferiscono con tali principi, ignorando al contempo i requisiti dello Stato di diritto.
Avvertimento in merito a «insulti verbali» e intimidazioni politiche
Una delle sezioni più significative del decreto riguarda il tono del dibattito politico in Ungheria a seguito delle elezioni parlamentari del 2026.
Sulyok sostiene che il dibattito pubblico sia stato sempre più dominato da ciò che egli ha definito «violenza verbale» e minacce dirette nei confronti di titolari di cariche costituzionali, parlamentari e altre personalità pubbliche. Egli ha affermato che si è affermata una strategia di comunicazione politica volta a mettere a tacere, intimidire ed eliminare le persone legate al precedente ordine costituzionale, ignorando le garanzie costituzionali e i vincoli giuridici.
Secondo il presidente, tale clima minaccia la diversità delle opinioni giuridiche, professionali e politiche che egli ritiene essenziale in una democrazia pluralistica. Allo stesso tempo, Sulyok ha riconosciuto che una parte significativa della società ungherese sostiene tali sviluppi o li considera inevitabili.
«Rispetto naturalmente questi sentimenti e queste opinioni», ha scritto, aggiungendo tuttavia che molti altri guardano con preoccupazione all’attuale modo di esercitare il potere politico. Ha affermato di condividere pienamente tali preoccupazioni, descrivendo l’emendamento costituzionale come una pietra miliare che riflette una concezione preoccupante del potere statale.
Perché Sulyok ha firmato l’emendamento
Nonostante le sue obiezioni, Sulyok ha sottolineato che i suoi poteri costituzionali sono strettamente limitati quando si tratta di emendamenti alla Legge fondamentale.
A differenza della legislazione ordinaria, un emendamento costituzionale non può essere rinviato al Parlamento per un riesame. Né il presidente può contestarne il contenuto dinanzi alla Corte costituzionale. Tale ricorso è possibile solo qualora, durante la votazione parlamentare, non siano stati rispettati i requisiti procedurali o formali.
Poiché non si sono verificate irregolarità procedurali durante l’adozione dell’emendamento, Sulyok ha concluso di essere costituzionalmente obbligato a firmarlo e a promulgarlo nonostante le sue riserve. «La firma dell’emendamento, pur esprimendo le mie serie obiezioni di merito, costituisce l’adempimento del mio dovere costituzionale», ha affermato.
I precedenti tentativi giuridici si sono rivelati infruttuosi
Prima che il Parlamento adottasse l’emendamento, Sulyok aveva cercato di ampliare l’ambito del controllo presidenziale chiedendo alla Corte costituzionale di chiarire se ogni emendamento costituzionale presentato dal Parlamento fosse necessariamente da considerarsi un vero e proprio emendamento alla Legge fondamentale.
Se la Corte avesse accettato tale interpretazione, avrebbe potuto ampliare in modo significativo il margine di manovra del presidente. Tuttavia, la Corte costituzionale non ha esaminato il caso poiché sette giudici si sono ricusati, lasciando il collegio senza il quorum necessario per procedere.
Sulyok si è inoltre rivolto alla Commissione di Venezia, che dovrebbe esaminare la questione nel mese di ottobre dopo aver ascoltato le osservazioni delle parti coinvolte.
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La presidenza termina il 20 luglio
L’emendamento firmato da Sulyok pone fine anche al suo stesso mandato presidenziale. Il suo mandato di presidente dell’Ungheria termina il 20 luglio, rendendo il decreto sia l’atto ufficiale di promulgazione dell’emendamento costituzionale sia una straordinaria dichiarazione formale di dissenso da parte del capo di Stato uscente.
Il decreto presidenziale dovrebbe essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale ungherese (Magyar Közlöny), completando così l’iter legislativo e lasciando agli atti le obiezioni costituzionali di Sulyok alle modifiche.
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