Fondi UE o energia russa? L’Ungheria deve decidere cosa è più importante

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Con l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche, l’Ungheria si trova ad affrontare una questione economica fondamentale: deve dare priorità all’accesso all’energia russa o mantenere forti legami con l’Unione Europea?

Con Bruxelles che prevede di eliminare gradualmente le importazioni di energia russa entro il 2027, la questione non è più teorica ma sempre più urgente. A prima vista, i combustibili fossili russi possono sembrare attraenti, spesso percepiti come più economici e accessibili. Tuttavia, uno sguardo più attento suggerisce che questa ipotesi è molto meno solida di quanto comunemente si creda.

Il mito dell’energia russa “a buon mercato

Gli analisti dell’energia sostengono che l’era del gas russo veramente scontato è in gran parte finita. Le importazioni di gas dell’Ungheria oggi sono ampiamente allineate ai prezzi del mercato europeo, in particolare al benchmark olandese TTF. Sebbene possano esistere degli sconti a breve termine – stimati intorno al 10-15% sugli acquisti spot – questi non rendono necessariamente il gas russo più conveniente rispetto ad alternative come il gas naturale liquefatto (LNG), soprattutto se si considerano i contratti a lungo termine.

Allo stesso modo, il greggio russo è stato storicamente scambiato al di sotto dei benchmark globali a causa delle sanzioni e del cambiamento delle rotte di esportazione. Tuttavia, questo sconto ha fluttuato in modo significativo e, in alcuni casi, è quasi scomparso. Inoltre, l’Ungheria non dipende strutturalmente solo dalle forniture russe: percorsi alternativi, come l’oleodotto adriatico, potrebbero teoricamente fornire l’accesso a petrolio non russo, se la volontà politica lo consentisse.

Come dimostra l’analisi del G7 di Telex, anche con ipotesi generose, il beneficio finanziario dell’energia russa appare limitato. Le stime indicano che l’Ungheria potrebbe risparmiare circa 262 miliardi di fiorini all’anno, circa lo 0,3% del PIL. Questa cifra è incerta e probabilmente rappresenta un limite superiore piuttosto che un vantaggio garantito.

L’entità del sostegno finanziario dell’Unione Europea

Al contrario, l’impatto economico dell’adesione all’UE è sostanziale e ben documentato. Tra il 2010 e il 2023, l’Ungheria ha ricevuto trasferimenti netti di circa 3-4 miliardi di euro all’anno dall’UE, pari a circa il 3,5% del suo PIL annuo. Sebbene una parte significativa di questi fondi sia stata congelata dal 2023 a causa di controversie sullo stato di diritto, la portata potenziale rimane impressionante.

Circa 20 miliardi di euro di fondi di coesione e di recupero sono attualmente sospesi, compresi circa 16 miliardi di euro di sovvenzioni a fondo perduto. Queste sovvenzioni da sole ammontano a circa il 7% del PIL dell’Ungheria. Se sbloccati, questi finanziamenti potrebbero incrementare la crescita economica del 2-3% nei prossimi anni, superando di gran lunga i risparmi plausibili derivanti dallo sconto sulle importazioni di energia.

Nel caso in cui le fosse sfuggito: Dopo la sconfitta di Orbán, Fico va avanti: La Slovacchia sfida il divieto del gas russo da parte dell’UE. Inoltre, ecco i piani di Tisza per l’economia dell’Ungheria. Ecco cosa sappiamo finora.

Una questione di priorità a lungo termine

Il confronto evidenzia un forte squilibrio. Anche secondo stime ottimistiche, l’energia russa offre benefici economici marginali, mentre i finanziamenti dell’UE hanno storicamente rappresentato un pilastro importante della crescita dell’Ungheria. Gli ultimi anni hanno dimostrato che la stabilità economica dell’Ungheria è strettamente legata alla sua relazione con l’Unione Europea.

Nel breve e medio termine, questo legame appare insostituibile, anche rispetto ad altri partner globali come gli Stati Uniti o la Cina. In definitiva, la scelta non riguarda tanto i prezzi dell’energia quanto la direzione economica a lungo termine. Per l’Ungheria, le prove suggeriscono che la sua prosperità futura dipende molto di più da Bruxelles che da Mosca.

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