Magyar svela il progetto Tisza: 16 ministeri, epurazione delle “ossa nell’armadio” – e un tentativo di congelare le sanzioni dell’UE

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In una conferenza stampa tenutasi lunedì, Péter Magyar, leader del Partito Tisza, ha delineato l’architettura di base del prossimo governo ungherese, delineando una struttura di gabinetto più snella, una revisione pianificata delle istituzioni pubbliche e una linea più dura contro la corruzione e il potere oligarchico. L’evento ha anche offerto un assaggio di come il Parlamento entrante, dominato da Tisza, intende rimodellare il processo legislativo, i media e la politica locale.

Nuova struttura di governo e ministeri

Magyar ha annunciato i nomi dei ministeri previsti senza ancora nominare tutti i 16 ministri(ne ha nominati solo 7), elencando portafogli come il Ministero degli Interni, la Giustizia, i Trasporti e gli Investimenti, l’Istruzione, gli Affari Sociali, la Cancelleria, lo Sviluppo Regionale, la Cultura e gli Affari Digitali e Tecnologici. Ha detto che il governo guidato da Tisza si affiderà a ministeri settoriali specializzati piuttosto che a “super-ministri” ingombranti, in modo che ogni area politica importante abbia un chiaro titolare.

Il futuro ministero della Cultura raggrupperà diverse aree distinte, tra cui scienza, sport, organizzazioni civili, regolamentazione dei media e affari religiosi. Anche la struttura parlamentare cambierà, con 20 commissioni specializzate all’interno dell’Assemblea Nazionale, la cui esatta composizione sarà negoziata con gli altri partiti entrati in Parlamento.

Parlamento, donne e cultura politica

Andrea Bujdosó, leader designata del gruppo parlamentare Tisza, ha sottolineato che 44 donne siederanno nel caucus di 141 membri di Tisza, più che in qualsiasi altro parlamento precedente, descrivendo questo come un risultato storico. Ágnes Forsthoffer, candidata del partito alla carica di Presidente dell’Assemblea Nazionale, ha affermato che sta per emergere una “nuova cultura politica”, con il ripristino della fiducia pubblica a partire dal Parlamento stesso.

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Anita Orbán, Andrea Bujdosó e Ágnes Forsthoffer. Foto: Facebook/Orbán Anita

Forsthoffer ha segnalato che vorrebbe allontanarsi dalle severe sanzioni disciplinari introdotte dal Presidente uscente Kövér László, mentre Bujdosó ha riconosciuto che i dibattiti e i disaccordi sono inevitabili in un gruppo così ampio e diversificato. Ha detto che il caucus sarà comunque in grado di formulare posizioni comuni che ogni membro potrà sostenere “con la coscienza pulita”.

Voto, legittimità e responsabilità

Péter Tóth, il responsabile uscente della campagna elettorale che ritorna alla società civile, ha utilizzato mappe e grafici per sostenere che i ‘country tour’ a livello nazionale hanno incrementato il voto di Tisza e che migliaia di ‘osservatori’ volontari hanno aiutato a monitorare le irregolarità elettorali. Magyar ha ribadito l’affermazione del partito secondo cui il Fidesz ha vinto nella seconda circoscrizione della Contea di Vas (centrata su Sárvár) con una frode, e pertanto l’opposizione guidata da Tisza non riconoscerà il vincitore del Fidesz Péter Ágh come deputato legittimo.

Tuttavia, Tisza non presenterà sfide legali formali che potrebbero ritardare il processo di formazione del governo. Magyar ha anche dato ai titolari di cariche e ai funzionari pubblici nominati dal NER (Nemzeti Együttműködés Rendszere, Sistema di Cooperazione Nazionale) una scadenza al 31 maggio per dimettersi; dopo di che, il suo governo intende iniziare a utilizzare gli strumenti legali per rimuoverli. Ha nominato in particolare il Presidente, i capi della Corte Costituzionale e della Curia, aggiungendo poi il capo dell’Autorità Nazionale per la Protezione dei Dati e la Libertà di Informazione (NAIH), Attila Péterfalvi.

Giro di vite su corruzione e trasparenza

Magyar ha ordinato a tutto il personale del Ministero di non permettere la distruzione dei documenti, avvertendo che “molti scheletri cadranno fuori” dagli armadi di Viktor Orbán, “forse interi cimiteri dai loro armadi”. L’amministrazione entrante intende pubblicare i file relativi ai casi di grazia e gli archivi di spionaggio dell’era Kádár.

Ha detto che i ministri avranno ampia discrezione sulle persone con cui lavorare, ma ha aggiunto che “nessuno ha nulla da temere, solo coloro che hanno violato la legge”. Ha anche detto ai sindaci che hanno promosso la propaganda di Fidesz che dovrebbero dimettersi. Tisza non tollererà la corruzione o gli stili di vita lussuosi all’interno del proprio gruppo parlamentare, affermando che qualsiasi deputato trovato colpevole di una delle due cose sarà espulso dalla fazione.

Media, KESMA e l’emittente pubblica

Per quanto riguarda la politica dei media, Magyar ha descritto il gruppo mediatico KESMA come uno dei ‘mostri’ il cui funzionamento deve essere rivisto e, se necessario, intervenire, al fine di ripristinare il pluralismo dei media regionali. Interrogato sull’emittente pubblica, ha detto che le persone che fanno “domande stupide” non sono in pericolo, ma ha insistito sul fatto che l’organizzazione non può funzionare in questo modo.

Il governo guidato da Tisza prevede anche di creare un’Autorità Nazionale per il Recupero e la Protezione dei Beni, che dovrà essere istituita il prima possibile. Il Paks II non sarà né abbandonato né approvato, ma sarà esaminato e completato senza lasciare “ossa e relitti”.

Tasse sui ricchi e utilizzo dei fondi UE

Magyar ha insistito sul fatto che la tassa patrimoniale sui milionari andrà avanti, respingendo i critici con un messaggio del tipo “c’est la vie”. Si è anche impegnato a ridurre le indennità parlamentari e a tagliare le spese per gli uffici dei deputati.

Dal punto di vista economico, il nuovo Governo mira a produrre un bilancio ‘basato sulla realtà’, a riportare i fondi dell’Unione Europea ‘a casa’ e a firmare un accordo politico con la Commissione Europea in materia tra il 15 e il 20 maggio. Magyar ha affermato che la sua squadra realizzerà in tre mesi ciò che i governi Orbán non sono riusciti a fare in tre anni. Vuole anche ottenere una sospensione delle multe dell’UE relative alla disputa sulle quote migratorie.

Politica estera, CPI e questioni di sicurezza

Rispondendo alle critiche sul suo presunto invito al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il 70° anniversario della rivoluzione del 1956, Magyar ha detto di aver invitato tutti i capi di Stato e che l’Ungheria non ha bisogno di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale (CPI), dove Netanyahu è ricercato. Se una persona ricercata entra in territorio ungherese, ha affermato, deve essere messa in custodia in base agli obblighi esistenti.

Magyar ha detto che si recherà a Varsavia il 20 maggio e poi a Vienna, come precedentemente pianificato. Incontrerà il Primo Ministro slovacco Robert Fico e il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy poco dopo aver prestato giuramento come Primo Ministro. Ha esortato con forza l’Ucraina a riaprire l’oleodotto ‘Amicizia’, se tecnicamente fattibile, in cambio dell’abbandono da parte dell’Ungheria del veto su un prestito UE all’Ucraina di 90 miliardi di euro.

Emergenza legata alla guerra e “legislazione notturna”

Magyar ha chiesto al governo uscente di Orbán di estendere lo stato di emergenza fino al 31 maggio, in modo che il suo gabinetto entrante possa rivedere 160 atti legislativi adottati sotto il regime di emergenza. Dopodiché, il suo governo intende porre fine all’ordine giuridico straordinario e interrompere la pratica della “legislazione notturna” – leggi approvate con un dibattito o una trasparenza minimi. Questa mossa è considerata fondamentale per ripristinare lo Stato di diritto e la fiducia del pubblico nel processo legislativo.

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