Nuova analisi: Il governo ungherese procede a pieno ritmo verso l’adozione dell’euro

Il nuovo governo ungherese afferma di aver ereditato una situazione di bilancio significativamente peggiore del previsto, ma sostiene che i primi mesi di mandato indichino già un cambiamento di rotta. Con l’obiettivo del governo di adottare l’euro entro il 2030, la riduzione del disavanzo di bilancio e del debito pubblico è destinata a diventare una delle sfide economiche determinanti dei prossimi anni.
Da un obiettivo del 3,7% a un allarme all’8,3%
Il bilancio 2026 era stato originariamente approvato con un obiettivo di disavanzo pari a circa il 3,7% del PIL. Secondo la revisione effettuata dal nuovo governo, tuttavia, il disavanzo avrebbe potuto raggiungere circa l’8,3% in assenza di misure correttive. Il Ministero delle Finanze prevede ora che il disavanzo si attesti intorno al 7,5 per cento del PIL, mentre il Centro di Analisi MBH prevede un dato leggermente più favorevole, pari a circa il 7 per cento.
Il governo afferma che i fondi dell’UE e altre misure hanno contribuito a impedire un ulteriore deterioramento della situazione. La revisione del bilancio ha inoltre individuato ulteriori pressioni, tra cui l’aumento della spesa per gli enti locali, lo sviluppo della rete stradale e la sanità, nonché i fondi di recupero dell’UE precedentemente inclusi nei calcoli ma alla fine non accessibili.
Allo stesso tempo, il rafforzamento del tasso di cambio del forint, i rendimenti più bassi e il recupero dei finanziamenti dell’UE hanno contribuito a migliorare le prospettive di bilancio. Il governo intende modificare il bilancio 2026 e fissare un nuovo obiettivo di disavanzo entro la fine di agosto. Il bilancio 2027 e il piano di bilancio a medio termine sono attesi entro la fine di ottobre.
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Il disavanzo potrebbe diminuire in modo sostanziale nel 2027
Vi sono diversi motivi per prevedere una riduzione del disavanzo il prossimo anno. Alcune spese straordinarie che gravano sul bilancio del 2026 sono destinate a scomparire. Il cosiddetto «pagamento per le armi», ad esempio, dovrebbe aggravare il disavanzo di quest’anno di circa mezzo punto percentuale del PIL, come riportato da Index.
Anche gli oneri finanziari potrebbero diminuire più rapidamente di quanto previsto in precedenza. I rendimenti più bassi dei titoli di Stato e i potenziali tagli dei tassi d’interesse ridurrebbero il costo del servizio del debito ungherese, fornendo un ulteriore impulso al bilancio. I dati recenti hanno offerto un primo segnale di miglioramento. Il ministro delle Finanze Kármán András ha segnalato un avanzo di bilancio pari a 524 miliardi di HUF (1,44 miliardi di euro) nel mese di luglio e ha sottolineato una significativa riduzione del disavanzo.
Tuttavia, ha anche messo in guardia dal trarre conclusioni affrettate. Parte del miglioramento registrato a luglio è derivato da una spesa inferiore al previsto, e alcuni pagamenti potrebbero essere stati semplicemente rinviati anziché eliminati. La vera prova consisterà quindi nel verificare se la disciplina di bilancio rimarrà in vigore una volta scomparsi questi effetti temporanei.
L’obiettivo dell’euro per il 2030 alza la posta in gioco
L’ambizione del governo di introdurre l’euro nel 2030 conferisce al dibattito di bilancio una dimensione a più lungo termine. Se l’Ungheria intende soddisfare le condizioni per l’adozione dell’euro, dovrà compiere progressi costanti in materia di disavanzo e debito pubblico. Un solo anno di miglioramento non sarà sufficiente; il Paese avrà bisogno di un percorso di bilancio pluriennale credibile.
Ecco perché gli analisti sostengono che un piano di risanamento prevedibile potrebbe rivelarsi più efficace di una drastica riduzione del disavanzo in un solo anno. Tagli temporanei alla spesa o entrate una tantum potrebbero migliorare il dato complessivo, ma non risolverebbero necessariamente il problema strutturale di fondo.
Un programma pluriennale realistico mostrerebbe agli investitori, alle imprese e alle agenzie di rating come il governo intenda ridurre il disavanzo e il debito, mantenendo al contempo la stabilità economica.
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Permangono sfide economiche più ampie
Il risanamento fiscale da solo non risolverà i problemi economici più ampi dell’Ungheria. Gli analisti di MBH indicano la debole domanda estera, in particolare l’andamento poco brillante dell’industria tedesca, come un rischio persistente. La dipendenza dell’Ungheria dall’energia importata espone inoltre l’economia ai prezzi internazionali del petrolio e del gas, mentre le tensioni geopolitiche potrebbero esercitare un’ulteriore pressione.
Anche le misure fiscali e di competitività, le decisioni in materia di investimenti e le aspettative relative a una possibile adozione dell’euro influenzeranno quindi le prospettive di crescita dell’Ungheria. Per il momento, il governo può indicare i primi segnali di miglioramento fiscale. Tuttavia, la questione decisiva è se tali sviluppi segnino un cambiamento duraturo piuttosto che un aggiustamento temporaneo.
Se l’ambizione di aderire all’euro entro il 2030 dovrà diventare qualcosa di più di un semplice obiettivo politico, l’Ungheria avrà bisogno di anni di disciplina di bilancio costante, di un deficit in costante calo e di un percorso credibile per la riduzione del debito pubblico.
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